Cinema chiusi, il governatore del Lazio Francesco Rocca salva 16 sale inattive negli ultimi 10 anni

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di
Maria Egizia Fiaschetti

Resta il vincolo di destinazione d’uso e sono previsti premi. Le sale chiuse da almeno dieci anni potranno cambiare destinazione d’uso ma chi decide di preservare in parte l’attività potrà beneficiare di incentivi

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Il «punto di caduta» alla fine è stato trovato: resta il vincolo di destinazione d’uso per i cinema aperti e per quelli che hanno chiuso negli ultimi dieci anni (a Roma sono 16). Il presidente del Lazio, Francesco Rocca, mette fine alle polemiche sul futuro delle sale dopo essersi confrontato con gli addetti ai lavori e averli rassicurati sul fatto che non vi sarebbe stato alcuno spazio per la speculazione. Molti gli attori e i registi che si sono mobilitati in difesa di questi presìdi culturali, tra cui Carlo Verdone.

Cambio di destinazione d’uso per le sale chiuse da almeno 10 anni

Salve le sale chiuse nell’ultimo decennio (Stardust, Avorio, Europa, Admiral, King, Palazzo, Roxy, Apollo 11, Trevi, Galaxy, Maestoso, Reale, Royal, Ambassade, Cinestar Cassia) per le quali sono previste delle premialità e «una serie di vantaggi per chi ha il coraggio di investire nel cinema che noi – ribadisce Rocca – continueremo a sostenere». Nel frattempo anche il Fiamma in via Bissolati è pronto a rinascere come centro culturale grazie al Gruppo Cairoli, in collaborazione con Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. Per quanto riguarda invece gli schermi spenti da almeno dieci anni (21 nella Capitale) sugli immobili rimarranno vincoli urbanistici normali ovvero «non saranno più solo cinema, ma potranno essere quello che lo strumento urbanistico del proprio Comune consente».




















































Gli attacchi «a chi fa disinformazione»

Il presidente della Regione ha anche polemizzato con chi «ha continuato a soffiare dietro le quinte per manie di protagonismo semplicemente perché non ha partecipato alla riunione (con Anica e Anec, ndr) in quanto non rappresentava nessuno se non se stesso». Il messaggio sembra rivolto a Valerio Carocci che, sebbene non venga citato in modo esplicito, viene associato al «silenzioso protagonista» che rilanciava l’allarme sulla chiusura delle sale, «andava a stalkerizzare ed era diventato un incubo per tutti noi». Rocca ne ha anche per i dem ai quali non concede sconti: «C’è sempre questa disinformazione di chi comunque ha tenuto le sale chiuse. Io lo voglio ripetere: il Comune di Roma aveva tre sale (Airone, Apollo, Rialto, ndr) in questi anni e non ha fatto niente. Io mi auguro che il sindaco dia il buon esempio e le faccia riaprire soprattutto dal suo Pd che magari se le può caricare in gestione e vedere se portano risultati». 

Gualtieri: «Svolta positiva»

Il primo cittadino non ha replicato alle critiche riconoscendo il passo in avanti significativo rispetto alla bozza iniziale (la semplificazione delle norme urbanistiche regionali) che aveva suscitato forte preoccupazione: «Il vincolo di dieci anni sulle sale cinematografiche è una cosa positiva», ha commentato Roberto Gualtieri tenendosi fuori dalle schermaglie politiche.
Soddisfazione da parte della pattuglia di FdI alla Pisana con Laura Corrotti, presidente della commissione Urbanistica, che rivendica il ruolo del suo partito nel trovare una soluzione condivisa: «Si persegue la direzione indicata da FdI: finalmente siamo pronti a portare in Aula un emendamento che mette d’accordo tutti coloro che hanno a cuore il nostro territorio non solo dal punto di vista culturale, ma anche in termini di sicurezza, decoro urbano e nuovi posti di lavoro».

Soddisfazione di FdI e FI

Sostegno alla strategia messa in campo dal governatore – in un clima di ritrovata serenità dopo la redistribuzione delle deleghe per bilanciare i pesi degli schieramenti in Aula alla luce dei nuovi assetti – anche da parte di Giorgio Simeoni, capogruppo di FI, e del vice Marco Colarossi: «Troviamo più che condivisibile la norma che prevede, per le strutture chiuse da almeno dieci anni, la possibilità di cambio di destinazione d’uso con incentivi, finanziamenti e premialità in termini di cubatura per chi inserirà sale o poli culturali nelle nuove attività».

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