Un viaggio attraverso il design italiano e le istituzioni che se ne occupano, ma soprattutto attraverso il valore e i messaggi che il design può trasmettere, accompagnati da una guida d’eccezione, Marco Sammicheli, Curatore di Design, Moda e Artigianato presso Triennale Milano e Direttore del Museo del Design Italiano.
Sammicheli è stato il relatore dell’incontro organizzato a Lubiana dall’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia in occasione dell’Italian Design Day, dedicato quest’anno al tema delle diseguaglianze. “Il tema delle disuguaglianze – spiega Sammicheli – ha a che fare con la società, la società è fatta di comportamenti e il design si occupa di comportamenti. Se mettiamo in fila questi tre aspetti, questi tre temi, capiamo perché il design abbia che fare con le disuguaglianze: è una disciplina che prova a mitigarle, a ridurle, a fare in modo che attraverso i servizi, la qualità e il buon progetto si possa immaginare qualche cosa che risolva i problemi delle persone”. “Il design si occupa delle urgenze del genere umano, accompagna i comportamenti e fa in modo che questi si trasformino in prodotti, in oggetti che accompagnano la vita quotidiana”.
Il design si occupa delle urgenze del genere umano, accompagna i comportamenti e fa in modo che questi si trasformino in prodotti, in oggetti che accompagnano la vita quotidiana”.
Fondamentale per questa forma di espressione artistica, che però è strettamente legata alla vita e alle attività quotidiane, è anche la capacità di comprendere il cambiamento delle società. “Il design – spiega Sammicheli – vive di trasformazioni e cambia costantemente, di certo, dopo la pandemia, abbiamo vissuto una profonda rivoluzione che però ridà qualità e dignità al ruolo del design. Oggi, se stiamo in una casa bella e più comoda, non è solo per vanità, ma perché abbiamo bisogno di comfort e di consolazione”.
Proprio a far comprendere il design, qualcosa che ci che ci avvolge, ma che non tutti avvertono e apprezzano, servono le istituzioni dedicate al settore: “Il compito di un’istituzione è proprio quello di educare il proprio pubblico alla qualità degli oggetti”.
“Molto spesso si pensa che il design siano una buona lampada o un bel divano, ma il design è un modo di guardare al comfort, alla domotica, all’ergonomia, a tutta una serie di scienze esatte che servono a far diventare la vita poco esatta, più sentimentale, più ricca di elementi intangibili. Forse la rilevanza del design e l’urgenza di chi fa il mio mestiere, essendo curatore di un grande museo pubblico, è quello di comunicare la vicinanza tra questi due elementi che fanno parte del design italiano”.
La Triennale di Milano ad esempio “non è solo un luogo dove poter vedere una bella mostra, ma un luogo in cui parte di un percorso, di un processo di conoscenza. Noi ci occupiamo di design, di architettura, di studi urbani, quindi di cultura materiale. La combinazione di queste due parole fa sì che un oggetto, un progetto, un’architettura, un edificio, un interno abbiano a che fare con quelli che sono le necessità e i bisogni, per cui se si sta attenti a questo focus, inevitabilmente si ha a che fare con qualche cosa che si chiama politica”.
Questa sera, conclude Sammicheli “ho raccolto l’invito del museo MAO dell’Istituto italiano di cultura di Lubiana, perché questa città e queste istituzioni sono la sede della più antica biennale di product design del nostro continente. Qui c’è una grande tradizione. Stasera ho raccontato di quello che è triennale oggi, alla luce di un secolo di vita, e quello che sarà l’esposizione internazionale che inaugureremo il 12 maggio, che quest’anno dà anche il titolo il nome all’Italian Design Day del 12 di febbraio, “Inequalities”. Una parte l’abbiamo dedicata alla figura di Carlo Mollino, ingegnere, designer, fotografo, studioso, egittologo e studioso del discesismo alpino, per provare a raccontare che ancora oggi, per il design italiano, la storia è una rincorsa per saltare più avanti”.
Alessandro Martegani
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