Maxi inchiesta Dda, le opposizioni: “Roberti chiarisca la sua posizione in aula. Subito la Commissione Antimafia”

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La bufera giudiziaria che in queste ore ha investito il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, e che lo ha costretto a confermare di essere indagato per corruzione, impone una riflessione profonda.
E’ quanto affermano le opposizioni in Consiglio regionale (Pd, M5S e Costruire Democrazia) che sono intervenuti in una conferenza stampa congiunta.
Roberti ha dichiarato di aver agito “in piena trasparenza e nel rispetto delle istituzioni”.
“Per questo – hanno affermato i consiglieri di opposizione – riteniamo che Roberti avrebbe dovuto parlare subito a tutti i cittadini e all’Aula del Consiglio regionale, senza attendere le anticipazioni dei media nazionali. La legalità, la trasparenza, l’interesse pubblico devono restare la stella polare dell’azione amministrativa e politica: sono principi per noi non negoziabili. Riteniamo impensabile che il presidente della Regione non si presenti in Aula per chiarire la propria posizione. Ciò nel pieno rispetto di un’indagine approfondita e trasparente, senza alcuna volontà di anticipare giudizi definitivi nel pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza.
Da tempo chiediamo l’istituzione di una Commissione Antimafia regionale, una necessità ineludibile di fronte a scenari sempre più allarmanti. Eppure, la nostra richiesta giace nei cassetti della maggioranza di centrodestra, senza una spiegazione plausibile. Allo stesso modo, resta senza risposta la nostra interrogazione volte a sollecitare la Giunta a dotarsi di strumenti di monitoraggio sull’utilizzo dei fondi pubblici, nonché di uffici specifici per la gestione delle segnalazioni antiriciclaggio. Oggi più che mai, questi strumenti sono indispensabili per garantire trasparenza e legalità nella gestione della cosa pubblica.
La notizia della chiusura delle indagini preliminari nei confronti di Roberti, sebbene riferita a fatti antecedenti alla sua attuale carica, e l’intero impianto investigativo che coinvolge un settore critico come quello dei rifiuti pericolosi, impongono una presa di coscienza. Le inchieste riguardano anche apparati della pubblica amministrazione, e questo deve spingere a una seria riflessione sul livello di permeabilità delle istituzioni locali a fenomeni corruttivi, ma anche sul rischio che venga minata la fiducia dei cittadini nelle stesse.
Ribadiamo che si tratta di indagini preliminari e che vige la presunzione di innocenza per tutti gli indagati. Tuttavia, non possiamo ignorare quanto evidenziato dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla stessa magistratura in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario: il Molise non è un’isola felice immune da infiltrazioni criminali. Gli enti amministrativi, gestendo ingenti risorse pubbliche, devono dotarsi di strumenti normativi e amministrativi idonei a prevenire ogni rischio di infiltrazioni criminali.
Sin dall’inizio della legislatura abbiamo segnalato i rischi cui la Regione Molise è esposta e abbiamo avanzato proposte concrete per il rafforzamento della figura del responsabile per la trasparenza e la prevenzione della corruzione. Abbiamo inoltre depositato atti per sollecitare la Giunta a dotarsi di adeguati meccanismi di monitoraggio e contrasto al riciclaggio, ma tali istanze sono rimaste inascoltate.
La Regione Molise deve lanciare un segnale chiaro di trasparenza e integrità. Auspichiamo un’indagine quanto più rapida, imparziale e rigorosa, in rapporto alla complessità del caso. Così come auspichiamo che il presidente Roberti possa dimostrare la propria estraneità alle accuse. Qualora così non fosse, ci troveremmo di fronte a una frattura istituzionale gravissima e inaccettabile per il nostro territorio. Di fronte a queste ipotesi, ci chiediamo però se il presidente Roberti abbia la serenità per amministrare una regione già gravata da difficoltà economiche, sociali e contabili.
La Costituzione, all’articolo 97, non solo sancisce che la pubblica amministrazione debba essere terza e imparziale, ma esige che appaia tale, garantendo ai cittadini l’assenza di qualsiasi ombra sulla gestione della cosa pubblica. Per questo, non possiamo restare in silenzio di fronte a questi avvenimenti e continueremo a batterci per la tutela della legalità e della trasparenza nelle istituzioni molisane.”

Gravina: “Roberti comunica solo alla sua maggioranza, non ai molisani”
Nel corso della conferenza stampa congiunta, di questo pomeriggio, dei consiglieri di centrosinistra del Consiglio regionale in merito alla vicenda che vede coinvolto il Presidente della Regione Francesco Roberti nell’ambito della maxi inchiesta della Dda di Campobasso, Roberto Gravina, coordinatore nazionale del Comitato Enti Locali e consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Molise, chiamato ad aprire la stessa conferenza, ha evidenziato come l’intera gestione comunicativa di questa vicenda sia stata caratterizzata da una totale assenza di quella trasparenza istituzionale tanto proclamata da Roberti.
«È solo a seguito della diffusione della notizia sui quotidiani nazionali, nella notte, che il Presidente ha deciso di rompere il silenzio con un comunicato tardivo nel quale ha reso noto di aver ricevuto nei giorni scorsi un avviso di conclusione delle indagini. Non si è trattato, dunque, di un gesto spontaneo dettato da un reale senso di trasparenza nei confronti dei cittadini molisani, ma di una comunicazione forzata dall’impossibilità di rinviare ulteriormente la diffusione della notizia» ha dichiarato Gravina.
Ulteriore elemento critico sottolineato da Gravina è il fatto che, mentre i cittadini molisani sono stati tenuti all’oscuro, Roberti ha scelto, nei giorni precedenti, come riportato dagli organi di stampa, di informare tempestivamente solo gli esponenti della sua maggioranza in Consiglio regionale e non i molisani tutti. «Questo atteggiamento denota ancora una volta la sua difficoltà nel riconoscere i ruoli istituzionali dell’intero Consiglio regionale, trattando l’organo consiliare come un’esclusiva prerogativa della sua parte politica» ha aggiunto Gravina.
«Pur non entrando nel merito delle questioni giudiziarie, ringraziamo la magistratura per il lavoro svolto che, ricordiamo, coinvolge per ora 47 indagati e che, encomiabilmente, non ha visto fughe di notizie per tutto questo lungo periodo investigativo» ha detto in conclusione Gravina.

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