Biometano: grandi impianti, grandi problemi

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ROVIGO – Il tecnico Carlo Costamagna, perito agrario di Cuneo, promotore di economia circolare sostenibile, consulente per la creazione di comunità energetiche indipendenti, interviene sul tema degli impianti per la produzione di biometano in provincia di Rovigo condividendo le opinioni dei cittadini e delle comunità preoccupati dall’installazione del grande impianto di Sarzano (LEGGI ARTICOLO) destinato a trasformare deiezioni animali provenienti da allevamenti intensivi. 

“I casi si ripetono su tutto il territorio Italiano lo riportano correttamente le redazioni locali – afferma Costamagna – e l’articolo di rovigo.news fotografa correttamente la realtà Italiana e il video dell’incontro pubblico porta a galla le aspettative dei cittadini. Per questo motivo, grazie a quanto da Voi pubblicato, posso esprimere considerazioni mirate ad approfondire l’argomento e raccontare una possibile soluzione eticamente rispettosamente condivisibile”. 

Per Costamagna i principi delle direttive legislative ARERA privilegiano il cittadino contro le speculazioni.

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Ogni allevamento produce costantemente deiezioni.

“Oggi, i liquami della zootecnica intensiva non sono valorizzati, considerati scarto, alienati con il minimo impegno. Se verranno utilizzati per produrre energia in mega impianti, saranno businness di grandi speculatori che si accaparrano la nuova risorsa utilizzando tecnologie impattanti (e lo dichiarano) a scapito del territorio. 

In passato le deiezioni rappresentavano un valore per i campi adeguato al territorio, raramente un problema. Specialmente il letame raccolto in cumuli, lasciato fermentare all’aperto matura in 3/6 mesi, era la fonte principale di fertilizzante prima dell’arrivo dei concimi chimici. Questa pratica è migliorabile: l’ammoniaca ed il metano sono volatili, il percolato scivola nei canali, fiumi, mare, terreno e falde.

Sulle rive Tedesche e Svizzere del lago di Costanza mi sono imbattuto in piccoli impianti che trasformano il letame quasi come facevano i nostri anziani, con la differenza di non permettere all’ammoniaca ed al metano di ammorbare l’aria.

Oggi è una tecnologia consolidata destinata al servizio anche di piccole comunità che desiderano emanciparsi: impianto di microgas con cella a combustibile.

L’energia sostenibile è il futuro e con il nuovo micro biogas si stanno definendo nuovi standard per la generazione decentralizzata di energia.

Questo impianto di biogas compatto con celle a combustibile è stato sviluppato appositamente per le aziende agricole in Svizzera e offre la massima efficienza in uno spazio minimo.

Perché il micro biogas è un punto di svolta?

Fermentazione efficiente dei solidi: L’impianto utilizza un innovativo sistema a 2 fermentatori, ideale per il letame solido (ad es. letame bovino, letame equino, letame di pollo) e altri residui organici. Con una capacità compresa tra 2.800 e 3.500 tonnellate all’anno, è possibile un uso sostenibile di queste risorse.

Massima resa energetica: il biogas prodotto viene utilizzato in una cella a combustibile all’avanguardia che convince per un’efficienza elettrica fino all’80%. Con una potenza di Ø 100 kWel, non solo fornisce elettricità verde, ma anche calore di processo per il funzionamento.

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Design salvaspazio: i due box di fermentazione (ciascuno 15 x 5,5 x 4,5 m) sono dotati di un tetto di stoccaggio del gas integrato e di una cantina tecnica e vasca raccolta percolato. La superficie totale richiesta è compresa tra 750 e 1.000 m², il che rende la struttura ideale anche per le aziende agricole più piccole.

I vantaggi in sintesi sono di una produzione sostenibile di energia da residui organici, alta efficienza grazie all innovativa cella a combustibile, design compatto per un’integrazione flessibile nelle aziende agricole esistenti e contributo alla riduzione delle emissioni di CO₂ e all’indipendenza energetica.

Con il micro biogas gli agricoltori contribuiscono attivamente all’approvvigionamento energetico decentralizzato e danno così il loro contributo alla protezione dell’ambiente e del clima”.

Grandi impianti, grandi problemi

In caso di fermo impianto o evento naturale (alluvione, sisma…) cosa potrebbe succedere? 

Il trasporto del liquame (otre 90 % acqua sporca) con enormi autobotti causa traffico e danno a tutte le strade. E’ preferibile la trasformazione subito a fianco di ogni stalla ed eventualmente vendere le eccedenze certificabili BIO. 

Altre fonti di sostanza organica derivante da boschi, sfalci, potature, residui di vegetali a fine produzione sono gradite dagli impianti come tutte le materie organiche non più edibili, utilizzabili” conclude Costamagna.

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