Transizione energetica e digitale: fabbisogni e strategia per un approvvigionamento sostenibile di materie prime

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Il 27 febbraio 2025 corso formativo su piattaforma GoToWebinar. L’iscrizione è effettuabile solamente mediante registrazione sul sito della Fondazione dei Geologi della Toscana

Prosegue da parte della Fondazione dell’Ordine dei Geologi della Toscana l’approfondimento sull’importanza  delle georisorse che abbracciano la ricerca, l’esplorazione, la gestione e la loro tutela – spiegano dall’Ordine toscano – richiedendo un vero e proprio cambio di passo verso la transizione energetica e la green economy.

Il reperimento delle materie prime (anche critiche e strategiche) per garantire la transizione verso tecnologie green e hi-tech è al centro delle politiche europee e necessita di professionalità che abbiano competenze scientifiche e tecniche, unitamente a conoscenze in ambito legislativo, economico e sociale.

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Durante il corso formativo su piattaforma GoToWebinar organizzato il 27 febbraio dalla Fondazione dei Geologi della Toscana, l’ingegner Giovanna Antonella Dino (ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino), dopo una parte introduttiva riguardante politiche, criticità e strategie europee in merito all’approvvigionamento di materie prime, anche critiche e strategiche, si focalizzerà su ricerche e buone pratiche per la gestione “integrata” e sostenibile delle georisorse minerali (naturali e antropiche). Verranno presentati casi studio relativi all’economia circolare e allo sfruttamento di discariche (landfill mining) nell’ambito di rifiuti minerali (scarti/rifiuti di cava e miniera, terre e rocce da scavo e rifiuti da costruzione e demolizione), al fine di sfruttare la risorsa rifiuto, intesa come integrativa della risorsa-naturale.

I critical raw materials

I Critical rawmaterials (Crm) sono metalli e minerali estratti da particolari rocce e fluidi profondi presenti nella crosta terrestre, di cui non esistono sostituti validi allo stato attuale, e la cui fornitura è dominata da pochi Paesi produttori. E sono necessari, in grande quantità, alla realizzazione di tutte quelle soluzioni tecnologiche messe a punto in vista della transizione energetica e di contrasto al cambiamento climatico: pannelli fotovoltaici, pale eoliche, impianti geotermici, batterie per veicoli elettrici. L’accelerazione della decarbonizzazione porterà a una crescente richiesta di litio, terre rare, rame, cobalto, tungsteno, tantalio e molti altri ancora. Nell’arco di alcuni decenni, il sistema economico mondiale potrebbe trovarsi a essere non più condizionato dall’approvvigionamento di idrocarburi e carbone ma dalla disponibilità dei CRM.

Il Critical RawMaterialsAct (Regolamento UE-2024/1252, 23 maggio 2024) fornisce un piano normativo per fronteggiare i problemi di base legati alla transizione energetica nel nostro continente, ovvero la scarsa produzione, raffinazione, trasformazione di CRM, e loro importazione da pochi Paesi produttori (es. Cina)e lo scarso riciclo di CRM dai dispositivi elettronici/elettrici, che riduce l’efficienza dei processi produttivi e la loro sostenibilità nell’ottica di un’economia circolare europea e globale. L’Italia può contribuire. Siamo stati un paese minerario per millenni e il sottosuolo italiano: secondo i dati Ispra l’estrazione di minerali metalliferi (la maggior parte dei materiali critici), ha interessato circa 900 siti ed è attualmente inesistente. In Italia non vengono, per ora, estratti Critical Raw Materials metallici e per la loro fornitura il nostro paese è totalmente dipendente dai mercati esteri.

I dati Ispra sul potenziale italiano

Ma il nostro Paese ha ancora un discreto potenziale: in totale (dati Ispra) sono 76 le miniere ancora attive, 22 relative a materiali che rientrano nell’elenco delle 34 Materie Prime Critiche dell’UE. In 20 di queste, si estrae feldspato (industria ceramica) e in 2 fluorite (industrie dell’acciaio, alluminio, vetro, elettronica e refrigerazione). È però documentata la potenziale presenza di litio, scoperto in quantitativi importanti nei fluidi geotermici tosco-laziali-campani e diversi altri minerali. Depositi di rame, essenziale per tutte le moderne tecnologie, sono noti nelle colline metallifere, mentre in vari siti in Liguria e Toscana è stato estratto manganese. A livello mondiale, spiega ancora Ispra, sta crescendo l’interesse della coltivazione degli scarti minerari come fonte di materie prime. In Italia sono presenti circa 150 milioni di mc di scarti di lavorazione derivanti dalle attività minerarie passate, spesso causa d’inquinamento delle acque superficiali/sotterranee e dei suoli da metalli pesanti: gli stessi che potrebbero essere recuperati, trasformando un problema in una risorsa.



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