Visita pastorale: visita ad ammalati ed anziani, celebrazione eucaristica e incontro interparrocchiale con il comitato di quartiere | Arcidiocesi di Sassari

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Giovedì 27 febbraio, l’arcivescovo Gian Franco, accompagnato da don Francesco Marruncheddu, ha fatto visita ad alcuni anziani e ammalati della comunità parrocchiale di San Giovanni Bosco, a Sassari, dove è in corso la Visita pastorale. Successivamente, ha incontrato alcune realtà commerciali del territorio.

La serata è proseguita con la celebrazione della Santa Messa feriale, presieduta dall’arcivescovo nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bosco.

Di seguito si riporta l’omelia di Mons. Saba:

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«Dopo aver visitato gli ammalati, vogliamo ora portarli tutti qui, nella Mensa del Signore, presentando le sofferenze di coloro che abbiamo incontrato, ma anche di molte altre persone che vivono difficoltà fisiche, materiali, spirituali e psicologiche.

La lettura tratta dal Libro del Siracide ci invita alla saggezza, alla fiducia nel Signore, evitando di cadere nella trappola dell’istinto umano che tende a dire: “Basto a me stesso”. L’invito è di non seguire l’istinto e la forza, assecondando le passioni del cuore, attingendo solo alle proprie energie, alle proprie capacità e qualità.

La Parola di Dio ci invita a confidare nel Signore, nella misericordia di Dio. L’evangelista Marco ci invita a seguire la via di Gesù, ad essere suoi discepoli, attenti ai più piccoli e a coloro che il Signore pone lungo il nostro cammino. Il Signore ci invita ad acquisire la via della sapienza: “Abbiate sale in voi stessi” (Mc 9,50), ovvero la sapienza di Cristo e del Vangelo.

Questa è la missione della Chiesa: annunciare, essere sale. Ed è anche la missione della parrocchia. Ci si chiede quale sia il ruolo di una parrocchia in un quartiere: essere segno della Sapienza di Cristo, un luogo da cui attingere il sapore in tutte le situazioni della vita che viene dalla fede in Gesù.

L’Evangelista ci ricorda che il sale è una cosa buona, ma se diventa insipido, come lo si potrà rendere salato? Talvolta ci troviamo nell’Eucaristia in piccoli gruppi: siamo chiamati non a essere i migliori, i santi, i più bravi ma ad essere il segno di quel sale che viene immesso laddove occorre dare sapore. Un cristianesimo capace di dare senso alla vita è la missione della Chiesa e della parrocchia. Questa missione non è solo del parroco, ma di ogni battezzato.

Tra un po’ incontreremo il Comitato di quartiere. Ecco, incoraggio questo lavoro dei laici, questo servizio che, in forme diverse, state promuovendo sotto la buona guida di Don Francesco. Vi incoraggio a far sì che la parrocchia sia un luogo dove si dona sale.

Il territorio ha sicuramente bisogno di questo sapore, di riscoprire il gusto del Vangelo. Molte persone, infatti, hanno perso il senso della vita a causa della malattia, della povertà, della crisi di fede o della solitudine. Noi siamo chiamati a donare loro il sale, a portare loro un nuovo sapore.

Come ci invita Papa Francesco, tutti siamo chiamati a sentirci corresponsabili nella missione. Pensiamo, ad esempio, agli ammalati nella parrocchia: sono tanti, e un parroco da solo non può occuparsi di tutti. Occorre quindi promuovere i ministri straordinari della Comunione, gli accoliti e le ministerialità per la cura della persona.

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Pensiamo alle situazioni di solitudine, di abbandono, dove occorre portare un po’ di gusto per la vita di queste persone. Se si pensasse che sia solo un compito del parroco, questa sarebbe una mentalità della delega. Il Vangelo, come ci dice il Papa, ci rende discepoli missionari. Ogni battezzato è una missione.

Potremmo fare altri esempi, ma non mi dilungo: tutti gli altri esempi voi li conoscete. Occorre risvegliare un senso di ministerialità, della cura delle ministerialità, cioè dei servizi, per sentirci tutti impegnati.

Incoraggio voi che siete già coinvolti e partecipi, ad andare avanti, sottolineando e promuovendo questa via che è di una Chiesa che si rende prossima, vicina. e porta il sale, il sale di Cristo. Ecco, nell’Eucaristia riceviamo la sua sapienza, la sapienza della Parola di Dio, la sapienza di Cristo che diventa pane donato e sangue versato per noi».

 

Al termine della celebrazione, nel salone parrocchiale, si è svolto l’incontro interparrocchiale con il Comitato di quartiere Rizzeddu– Monserrato.

Queste le parole dell’Arcivescovo:

«I temi che avete toccato sono centrali nel cammino della diocesi e sicuramente sono oggetto della vostra attenzione. Il percorso pastorale credo che per tanti di voi sia oggetto di attenzione. Questo incontro è un’opportunità preziosa per riflettere su come la comunità parrocchiale, insieme ad altre realtà del quartiere, possa rispondere ai bisogni delle persone. Il nostro obiettivo è la cura della persona in tutte le sue dimensioni: l’educazione, l’attenzione alle sofferenze, ai disagi, alle povertà. Abbiamo parlato di solitudine, ludopatia, dispersione scolastica: sono problemi reali che richiedono un impegno concreto.

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Ho avuto modo di parlare con Don Francesco e con altri collaboratori: la percezione è che si stia creando un tessuto comunitario, e di questo ve ne sono veramente grato. Occorre camminare insieme

La mia attenzione è a tutto campo perché la parrocchia nel quartiere segua la dimensione della comunità: la parrocchia è comunità. Oggi viviamo in una cultura sociale che è molto disgregativa e per questo la comunità va costruita, composta, continuamente radunata.

Questo è fondamentale, perché oggi la cultura sociale tende a disgregare la comunità, che invece va costruita, composta e continuamente radunata. Un tempo bastava il suono delle campane per richiamare la gente, oggi non è più così. Occorre lavorare in rete, come dice Papa Francesco, attraverso un’evangelizzazione “per contagio”: persone che coinvolgono altre persone.

Sarebbe bello avviare un tavolo congiunto con il Centro pastorale, la Fondazione Accademia e gli attori del quartiere per analizzare le problematiche e individuare possibili soluzioni. Il parroco si sta già dando molto da fare, ma da solo non può farcela. Anche voi siete impegnati, ed io stesso voglio contribuire, ma è necessario un lavoro comune.

Dobbiamo ripartire dalla persona, creare piccoli spazi di dialogo, ambienti per bambini, giovani e famiglie, utilizzando strumenti che siano per loro significativi, come lo sport e il gioco. Ritessere la comunità è essenziale. La crisi che viviamo può diventare un’opportunità per creare un ambiente accogliente e inclusivo. Per questo motivo è importante anche la formazione dei laici: la diocesi offre percorsi formativi che possono essere condivisi con le parrocchie.

Un tavolo di confronto operativo permetterebbe di dare continuità a questo impegno, senza la pretesa di risolvere ogni problema, ma con la consapevolezza che qualcosa di concreto si può fare. I nostri quartieri hanno bisogno di essere risvegliati. A causa di molte difficoltà, le persone si sono chiuse in sé stesse, sperimentando sfiducia e scoraggiamento. A volte si tratta di una depressione psicologica, altre volte di una perdita di energie e motivazione. Questo è il frutto di un pensiero debole, che genera fragilità.

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Il messaggio che vi lascio è quello di creare comunità, di tessere relazioni, attraverso esperienze condivise e tavoli di lavoro che facilitino questo processo».



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