Versalis. Cgil: stato di agitazione nazionale, manifestazione e sciopero Filctem contro chiusura chimica di base

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“La Cgil e le categorie interessate dalla vertenza Eni Versalis, Filctem, Fiom, Filt, Fillea e Filcams, hanno deciso di dichiarare lo stato di agitazione a livello nazionale e la programmazione di una manifestazione nazionale sotto il Mimit in occasione del prossimo incontro. Oltre a ciò, la Filctem nazionale ha deciso di proclamare otto ore di sciopero per tutti i lavoratori diretti impiegati negli stabilimenti coinvolti per il medesimo giorno. Le categorie titolari della rappresentanza dei lavoratori in appalto definiranno nei prossimi giorni le modalità specifiche delle mobilitazioni”. Ne dà notizia Pino Gesmundo, segretario confederale della Cgil, il giorno dopo l’incontro sindacale tenutosi a Roma, nel quale “l’atteggiamento arrogante tenuto da Eni, ha portato la delegazione Cgil ad abbandonare il tavolo, che è comunque proseguito”. 

Il dirigente sindacale spiega che “l’incontro è stato caratterizzato da minacce generiche alle organizzazioni sindacali, accusate di dichiarazioni false sull’occupazione, ovviamente mai smentite considerato che l’azienda non ha mai fornito dettagli sull’occupazione indiretta degli impianti in chiusura, e dalla decisione di procedere con il piano che prevede la chiusura dei cracking di Priolo e Brindisi. Come più volte abbiamo ribadito, tale chiusura comporterà un effetto a catena che determinerà lo smantellamento dell’intero petrolchimico di Brindisi e Priolo, in prospettiva, e ricadute che porteranno alla dismissione anche degli impianti di Ferrara, Ravenna e Mantova. Oltre alla chiusura di Ragusa già effettuata e l’impatto sull’indotto che, considerato il rapporto 1 a 3 rispetto ai diretti, rischia di coinvolgere il destino occupazionale di oltre 20.000 persone. Peraltro i lavoratori metalmeccanici, quelli dei trasporti, gli edili e i lavoratori dei servizi (pulizie, ristorazione e vigilanza) non sono stati affatto coinvolti nel percorso di confronto tra le Parti”. 

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“Il tutto – prosegue – esponendo il sistema Paese, in un momento in cui il contesto geo politico determina frizioni preoccupanti tra i vari Stati, ad un’ulteriore dipendenza che comporterà una perdita aggiuntiva di competitività per l’80% delle imprese italiane. L’Europa ha bisogno di più industria e, come sostiene il vice commissario europeo con la delega all’industria Séjourné, ‘la chimica è l’industria delle industrie’. Il Governo e l’Eni non ascoltano e scelgono di chiudere, e l’unico soggetto a beneficiare di questa soluzione sarà l’Eni, che continuerà a staccare cedole sempre maggiori agli azionisti con ritorni significativi al management aziendale”. 

Per il segretario confederale della Cgil in questo contesto appare del tutto incomprensibile l’atteggiamento dimesso e succube adottato dal Governo italiano, con il Ministro Urso che riesce a smentire lo stesso ‘Libro verde’ sulle politiche industriali predisposto dal suo Ministero e ad ignorare la discussione avviata in Ue sulle materie strategiche da produrre in Europa per evitare ricadute negative sulla manifattura del nostro continente, compreso l’etilene”. Inoltre “Palazzo Chigi, dopo 23 mesi consecutivi di calo della produzione industriale non commenta e non ritiene di dover intervenire, barricandosi dietro alla narrazione del tutto va bene siamo l’Italia dei record”. Gesmundo ribadisce che “con questa vertenza, in realtà, ci stiamo giocando un altro pezzo del Paese, sacrificando per l’ennesima volta gli interessi generali ai profitti di una singola impresa che si comporta come una multinazionale straniera pur, paradossalmente, con una partecipazione pubblica rilevante”. 

“Da domani – annuncia infine Gesmundo – saranno attivate assemblee dei lavoratori coinvolti, incontri pubblici con la cittadinanza, iniziative con le istituzioni locali per sensibilizzare tutti sulle gravi conseguenze che le scelte di Eni comporteranno al sistema Paese nel complesso e ai territori coinvolti in particolare. Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici a partecipare compatti alla mobilitazione, a pretendere trasparenza sulle reali volontà di Eni, a chiedere garanzie sul loro futuro occupazionale, non limitandosi a credere a chi ripete che non ci sono problemi. Difendiamo il nostro futuro, difendiamo il lavoro, difendiamo gli interessi del nostro Paese. Il Governo – conclude – deve rispondere agli interessi generali e non piegarsi alla volontà di una singola azienda, peraltro partecipata, anche se potente ed economicamente determinante”.

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