Troppi gettonisti, liste d’attesa ancora lunghissime e conti in rosso, sia in ambito sanitario che nel resto dei conti regionali: a lanciare l’allarme è la Corte dei Conti del Piemonte, con i magistrati contabili a puntare il dito in occasione dell’inaugurazione del suo anno giudiziario. Partita con la relazione del presidente Marco Preioni e della procuratrice Fernanda Preioni, che hanno presentato l’attività della Corte nel 2024: spiccano i 13,6 milioni di euro liquidati dalla Corte dei Conti del Piemonte nelle sentenze di condanna pronunciate nel corso dell’anno, con la procuratrice a sottolineare come l’ufficio del pubblico ministero abbia recuperato 816 mila euro con il solo rito abbreviato.
Poi è Antonio Attanasio a segnalare i problemi contabili del principale ente piemontese. Ed è naturale che il magistrato, presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, si concentri sulla spesa sanitaria, visto che vale il 71% di quella complessiva: «Ha avuto un incremento della spesa corrente ma, d’altro canto, la riduzione degli investimenti» esordisce.
Poi Attanasio punta il dito contro il problema dei “gettonisti”: «Le spese di personale sono aumentate oltre 3 miliardi ed è dovuto anche al fatto che, per sopperire alla carenza di personale sanitario, si è fatto sempre più ricorso a personale fornito da cooperative e agenzie di somministrazione lavoro, con i cosiddetti gettonisti. Il fenomeno si è diffuso anche a causa del maggior compenso loro riconosciuto, il che ha spinto molti medici ad abbandonare il lavoro pubblico». Una tendenza rischiosa, secondo il presidente: «Il relativo costo non è soggetto a vincoli del costo di personale e il massivo ricorso a tale strumento potrebbe configurarsi come un’elusione della legge. Peraltro i costi medici e infermieristici per servizi in appalto sono aumentati in questi tutte le Asl della Regione».
Per questo la Corte ha iniziato l’anno scorso un’indagine che continuerà anche nel 2025, concentrandosi proprio su gettonisti e lavoro intramoenia (cioè le visite private svolte dai medici dipendenti dalle Asl, su cui c’è anche un procedimento penale in corso della Procura).
Ci sono verifiche in corso anche sui Lea, i livelli minimi di assistenza, e sul riassorbimento delle liste d’attesa, il cui mancato recupero incide sul diritto alla salute, comportando la rinuncia alla diagnostica e alle cure. I magistrati vogliono anche controllare come procede la reinternalizzazione dei servizi sanitari e l’assegnazione di medici e infermieri alle nuove case di comunità istituite con il Pnrr.
Ma non è solo la sanità a essere in difficoltà: è sempre Attanasio a mettere in luce l’indebitamento complessivo e il disavanzo finanziario della Regione. D’altronde è «emersa l’esistenza di una certa tensione di cassa, confermato anche dai rappresentanti della Regione, i quali hanno prospettato l’attuazione di misure in grado di migliorare le riscossioni delle entrate correnti non vincolate e la riduzione delle spese correnti ripetibili – sottolinea il presidente della Sezione di controllo – Su questo aspetto è essenziale che la Regione presti la massima attenzione. Altrimenti si potrebbe aggravare la situazione finanziaria tuttora caratterizzata da un ingente deficit».
A margine dell’inaugurazione, replica direttamente il governatore Alberto Cirio. Perché, con disavanzi così pesanti, potrebbe ritornare lo spettro del piano di rientro in cui anni fa era piombata la sanità piemontese. Una condizione che imporrebbe nuovamente il taglio dei posti letto e il blocco delle assunzioni: «Da sempre i bilanci preventivi della sanità, come ha detto oggi anche la Corte dei Conti, presentano dei disavanzi: non vuol dire debito, vuol dire che spendono di più di quanto incassano. Ed è per quello che, a fine anno, la Regione copre sempre i maggiori costi: è una situazione che si ripete sempre. Infatti i conti del 2024 verranno certificati a breve e sono tutti in perfetto equilibrio finanziario».
Resta il problema dei “gettonisti”, che sono valsi al Piemonte il record nazionale di spesa (per 115 milioni di euro complessivi):«Bisogna tenere conto che siamo la quarte regione d’Italia per prestazioni sanitarie effettuate: una parte di quel lavoro viene fatto dai gettonisti. Sappiamo che sono un rimedio sbagliato perché dovrebbero pensarci dei medici assunti. Ma sono obbligatori perché figli di questo tempo specifico, che riguarda anche altre regioni». Cioè la mancanza di sanitari e la loro tendenza a lasciare il posto pubblico in cerca di compensi più alti:«Sicuramente l’anno prossimo i gettonisti saranno molti meno perché avremo 1.544 persone in più. Intanto l’importante è che il cittadino, quando va in ospedale, trovi un medico e un servizio aperto».
Resta il problema generale, con i conti che meritano «attenzione» (come sottolinea Attanasio). «L’importante è che il presidente abbia certificato che la Regione ha pagato la sua quota di disavanzo, cioè il debito che bisogna pagare ogni anno – è tranquillo Cirio – Il nostro indebitamento superava 6 miliardi e 100 milioni, siamo scesi a 4 miliardi pagando in media 500 milioni all’anno: vuol dire che, chi verrà dopo di noi, nel giro di sei-sette anni si ritroverà una Regione con mezzo miliardo disponibile da investire in quello che è giusto. Io ho imparato che i debiti vanno pagati anche se non li hai fatti tu e speriamo che i nostri successori continuino a essere seri».
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