«Milan la più forte di A, Noslin e Tchaouna hanno fatto bene. Non siamo ancora una grande squadra»

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Prima degli ottavi di finale di Europa League, c’è la terza trasferta consecutiva, la seconda di fila a San Siro, stavolta contro il Milan. Se la vendita dei tagliandi per la sfida interna col Viktoria Plzeň del 13 marzo è iniziata col botto – già 18mila biglietti venduti – Marco Baroni deve focalizzarsi sullo scontro diretto contro i rossoneri di Sérgio Conceição, reduci dal ko nel recupero di Bologna (2-1).

I lombardi sono a 6 punti dalla Lazio e per i biancocelesti perdere significherebbe rischiare di finire in zona Conference League. Dai 47 punti della Lazio ai 40 della Roma ci sono ben 5 posizioni e altrettante squadre, compresi Pulisic e compagni (41), Fiorentina (42) e Bologna (44). La sfida del Meazza sarà tutt’altro che semplice per gli ospiti, che negli ultimi 60 anni – dal marzo 1966 – hanno espugnato soltanto in 3 circostanze la casa del Milan, l’ultima nel novembre 2019. Le altre due risalgono addirittura al 1989 e al 1966. Per presentare la partita di domenica sera alle 20.45 il tecnico Marco Baroni è intervenuto in conferenza stampa dalla pancia del centro sportivo di Formello, rispondendo alle domande dei cronisti presenti. Polveri bagnate in avanti, obiettivi di classifica, scelte del prossimo futuro, calciatori recuperati e nuovamente a disposizione: tante le tematiche toccate dall’allenatore fiorentino all’ora di pranzo. Ecco la ricostruzione integrale delle sue parole.

La conferenza di Baroni 

Buongiorno mister, dopodomani la sfida tra due squadre ferite. Quale è il suo umore dopo l’Inter?

«Fiduciosi e ottimisti, sempre. Dispiaciuti, perché ci tenevamo e la Coppa Italia è una competizione importante. Dobbiamo avere sostegni forti, pensare alle cose che possiamo cambiare».

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Nelle ultime 2 gare non avete segnato, è la prima volta. L’assenza di Castellanos pesa, come ovviare a questo problema?

«Il gol è una responsabilità di tutta la squadra, noi abbiamo sempre fatto gol di collettivo, segnano tutti. Il Taty è importante ma è la squadra che deve trovare le soluzioni.

Devi sempre avere una grande produzione offensiva, perché è lì dentro che puoi trovare il gol. La chiave sta nel gruppo e non nelle individualità, anche se poi abbiamo bisogno di tutte e due le cose. Analizziamo ogni situazione e la squadra sa cosa deve fare».

Non le chiedo ancora del primo gol di Inter-Lazio. Ma c’è tanta confusione a livello di VAR e interpretazioni…A Firenze la Lazio perse una gara per un pestone di Tavares su Dodò, la stessa cosa è accaduta con Dimarco su Pellegrini. Questo secondo lei è ancora calcio?

«Io credo che tutto il movimento debba lavorare per migliorarsi, non solo le squadre. L’attenzione che rivolgo verso la mia squadra la dovrebbero rivolgere gli organi competenti verso gli arbitri, cercheranno di migliorare. Ci sono dei regolamenti e al loro interno noi ci dobbiamo muovere. Il calcio non è mio, non è dei club, non è di chi lavora, ma è della gente, dei tifosi».

Il recupero di Vecino sembra fondamentale, sa fare anche l’attaccante e dare alla Lazio l’opzione del 4-3-3. Può giocare? E Provedel?

«In porta vedrete domenica. Vecino è un giocatore fondamentale, lo ripeto sempre. Proprio per la sua importanza, dobbiamo essere attenti. Io parlo spesso col ragazzo e lo ascolto, perché bisogna capire le sue sensazioni. Ieri ha svolto l’intero allenamento, non ci sarà certamente dall’inizio, ma gli chiederò se potrà essere della partita da subentrante».

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Come sta Romagnoli?

«Alessio sta meglio, ieri ha fatto un lavoro di recupero, credo che sia in fase di recupero. Si è trattato più di una mia scelta preventiva, dato il suo fastidio all’adduttore. Ho preferito non rischiare, cambiandolo all’intervallo».

Sta riflettendo su altre scelte in attacco? Tchaouna e Noslin non stanno convincendo…

«Voi avete avuto qui alla Lazio giocatori di ruolo forti e siete abituati a guardare al gol. Io guardo anche altri contenuti, Tchaouna e Noslin a Milano hanno fatto una buona partita. Dobbiamo sostenerli tutti insieme. Il peso del gol riguarda, come ho detto, il collettivo. Loro sono due ragazzi che hanno già dato un buon contributo e presto potrebbero dare il contributo di qualche illustre predecessore».

Dopo la sconfitta a Milano arrivano voci di una Lazio non più brillante. Quanto può essere motivata la squadra dalle critiche?

«Fanno parte del gioco, le accettiamo, noi lavoriamo sui nostri limiti. Ho letto alcune cose. Si è fatta una classifica dei confronti contro le grandi. Noi siamo una bella squadra che fa un buon calcio, ma ancora non siamo una grande squadra, stiamo lavorando per diventarlo. Siamo ambiziosi ma vogliamo fare un passo dopo l’altro. I confronti con le big ci stimolano, ci danno quelle risposte che ci servono. Se non è questa, sarà la prossima, ma abbiamo tanta voglia».

La posizione di Dia è un tema, si pensava che potesse fare la punta. La sua è una scelta definitiva? Per lei Dia è un trequartista?

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«Io credo che lui possa fare entrambi i ruoli. Non è una punta centrale di riferimento, non è un attaccante statico, anche a San Siro si è inserito da dietro e si è trovato davanti al portiere, la stessa cosa era accaduta a Venezia. Più i difensori hanno dei riferimenti statici, più avvantaggiati sono. A me piace come interpreta il ruolo di trequartista».

Rovella è il più ammonito di tutti, non è un controsenso?

«Si tratta di un dato che ho già sottoposto all’attenzione di tutti: noi in relazione ai falli fatti siamo la squadra più ammonita. Poi, certamente, ci sarebbe da andare a vedere la tipologia degli interventi. Noi abbiamo dinamismo, ci adoperiamo per una riconquista di palla alta, spesso siamo nel duello uno contro uno, cerchiamo di fare un calcio propositivo. Ho notato che a Venezia subiamo 21 falli e usciamo con una serie di ammoniti importanti. I miei giocatori sanno benissimo, comunque, che io amo il dinamismo anche in fase di non possesso. Cercare il recupero immediato è tra le cose che ci imponiamo di fare».

Patric potrà essere a disposizione da qui a fine stagione?

«Ho chiesto all’addetto stampa di prepararmi ogni volta un piccolo resoconto degli infortunati. Patric sta meglio, ieri ha lavorato con la squadra, valuterò in questi due allenamenti se portarlo o meno a Milano».

Il Milan continua a perdere, che squadra è e che gara si aspetta?

«Il Milan è fortissimo, forse è la squadra più forte del campionato. Ha individualità impressionanti, fanno una grande produzione offensiva. A Torino hanno calciato 20 volte verso la porta e hanno perso. Per noi sarà un impegno severo, ma bellissimo, da andare ad affrontare a viso aperto per la qualità e per la forza del rivale».

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Dal 2-2 di agosto son trascorsi 6 mesi. Ci fa un bilancio di quanto siete migliorati?

«C’è ancora tanto lavoro da fare, in quella partita la squadra fece ottime cose. Ricordo 40 minuti di gara di altissimo livello, mettendo in grande difficoltà l’avversario. Uscimmo più forti da quella gara. Queste sono partite di cui abbiamo bisogno. I bilanci si fanno alla fine, la cavalcata è lunga ma ora siamo nella parte più bella e importante».

Quanto è cambiato il Milan con il nuovo allenatore?

«Una squadra talmente forte da poter serenamente andare in Champions League. Credo che sia cambiato tanto, loro a gennaio hanno preso calciatori forti. Rimane una squadra che ha dei singoli pazzeschi, noi dovremo lavorare di squadra e limitare le loro qualità individuali».

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