“Il giornalista evita nella pubblicazione di notizie su argomenti scientifici un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate avendo cura di segnalare i tempi necessari per ulteriori ricerche e sperimentazioni; dà conto, inoltre, se non v’è certezza relativamente a un argomento, delle diverse posizioni in campo e delle diverse analisi nel rispetto del principio della notizia”.
E ancora: “diffonde notizie sanitarie e scientifiche solo se verificate con fonti qualificate sia di carattere nazionale che internazionale nonché con enti di ricerca italiani e internazionali provvedendo a evidenziare eventuali notizie rivelatisi non veritiere”.
Quelli citati sono due dei passaggi più significativi dell’articolo 6 del “Testo unico dei doveri del giornalista”, che attiene ai “Doveri nei confronti dei soggetti deboli nell’ambito dell’informazione sanitaria e scientifica”.
Ne fa menzione nella sua videointervista Silvestro Ramunno, giornalista e presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, spiegando come sia strategico il ruolo ricoperto dai professionisti dell’informazione nella lotta alle fake news in ambito medico scientifico.
Raccontare i fatti in linea con le regole deontologiche
“Il giornalista ha un ruolo fondamentale non solo nel contrasto alle fake news ma anche nell’affermare le news stesse, cioè le notizie verificate, quelle che creano un rapporto di fiducia con l’opinione pubblica”, spiega Ramunno. In questo contesto il giornalista, che non è né un ricercatore né uno scienziato: “racconta una verità con la ‘v’ minuscola, transitoria del giorno per giorno, che può cambiare”.
A differenza di altri, sottolinea Ramunno, il giornalista deve tenere presente i dettami della deontologia. “L’articolo sei della ‘Carta dei doveri’ tratta del giornalista scientifico e di come egli si rapporta con i temi della ricerca e della sanità.
In sintesi, lo deve fare verificando l’informazione senza creare aspettative infondate, e anche rettificando le informazioni che fornisce, qualora queste fossero sbagliate o cambiassero nel tempo, perché la ricerca non è mai definitiva e non ha mai un punto d’arrivo. Il giornalista deve tener conto di questi limiti, assumendosi la responsabilità di ciò che scrive”.
L’importanza della formazione continua
“I giornalisti, ma tutte le persone, si trovano ad affrontare tematiche complesse. Non siamo più nella società del bianco e del nero, del sì e del no”, argomenta Ramunno. Che poi puntualizza: “In Italia c’è un problema con il giornalismo scientifico, nel senso che nella grande stampa ci sono pochissimi giornalisti scientifici. Questo vuol dire che ad affrontare temi complessi spesso si trovano persone che non hanno una preparazione adatta”.
Ecco perché “serve formazione. E fare formazione è uno dei compiti dell’Ordine dei giornalisti. Noi la facciamo in diverse forme, collaborando con giornalisti scientifici con enti qualificati”. L’obiettivo? “Dare gli strumenti ai giornalisti per decodificare le realtà, raccontarla la realtà senza travisare e attenersi alla sostanziale verità dei fatti”, argomenta Ramunno.
Verso una nuova narrazione della sanità
Un concetto contenuto, per certi versi, anche nel pensiero espresso di recente dal ministro della Salute Orazio Schillaci il quale, intervenuto nel corso della terza edizione degli Stati generali della comunicazione per la salute (che si è svolto a gennaio scorso), ha stimolato gli addetti ai lavori ad avviare una nuova narrazione del Servizio sanitario nazionale che sia “efficace, trasparente e responsabile in un contesto dominato dalla rapidità dell’informazione e dalla diffusione incontrollata delle fake news”.
A questo proposito, per contrastare una “contro narrazione” scientifica sempre più diffusa, Schillaci ipotizza un racconto più completo e veritiero “che sappia integrare le criticità.
Perché raccontare la buona sanità significa anche restituire dignità al lavoro quotidiano del personale sanitario”. Mentre altrettanto fondamentale, nel ragionamento del ministro, è “promuovere l’alfabetizzazione sanitaria, per tutelare la salute di ogni individuo. Serve uno sforzo condiviso per consentire ai cittadini di comprendere e utilizzare correttamente le informazioni sanitarie, favorendo non solo il benessere personale, ma anche obiettivi cruciali come la riduzione delle disuguaglianze e delle distanze, la promozione di stili di vita sani e il contrasto alle fake news”.
Il ruolo dei social
La crescita delle fake news a livello globale non è univoca. Le cause sono di diversa natura, ma da quanto emerge dall’ultimo “digital news report”, realizzato dal Reuters institutes for the study of journalism, molte sfide in questo ambito sono aggravate dal potere e dalle strategie delle grandi aziende tecnologiche rivali (Google, Facebook, X, Tik Tok) che non hanno obblighi nei confronti delle notizie.
Proprio dall’analisi di queste fonti, peraltro, arriva il dato sulla disinformazione più preoccupante. Ovvero che circa una persona su tre fa fatica a capire se i contenuti diffusi tramite questi canali siano affidabili o meno.
Crediti foto: Adriana Tuzzo
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link