Negli ultimi anni, la tecnologia ha fatto enormi passi avanti e una delle sue applicazioni più significative è quella di permettere alle persone di rimanere connesse spiritualmente, anche durante i momenti di distanziamento sociale, come quelli causati dalla pandemia di Covid-19.
Tra i vari utilizzi che ne sono stati fatti, uno dei più sorprendenti è l’uso di piattaforme digitali, come YouTube, per proporre preghiere e riflessioni spirituali da parte di alcuni prelati. In un contesto che si evolve rapidamente, la bravura del prete nel proporre la preghiera attraverso questo canale rappresenta un segno tangibile della capacità della Chiesa di adattarsi ai tempi moderni, mantenendo viva la fede e offrendo un punto di riferimento spirituale a distanza.
L’innovazione digitale al servizio della preghiera…
Tra i sacerdoti che hanno iniziato a usare YouTube come strumento di evangelizzazione, si annovera Don Nicola Salsa. La messa in diretta, i momenti di preghiera condivisa, le meditazioni bibliche e le riflessioni teologiche sono diventati, in questo modo, parte integrante dell’offerta spirituale online.
La bravura di questi “lavoratori di Dio” non risiede solo nella capacità di usare un mezzo tecnologico, ma nella loro abilità di trasformare uno strumento virtuale in un vero e proprio canale di spiritualità. Non basta accendere una videocamera e recitare una preghiera: è necessario un approccio autentico e personale, capace di coinvolgere lo spettatore e di portarlo a una riflessione profonda.
L’empatia via video…
Una delle sfide principali nell’adattarsi a questo nuovo metodo di comunicazione è riuscire a trasmettere empatia attraverso uno schermo. In una chiesa, il sacerdote può interagire direttamente con i fedeli, percependo le loro emozioni e rispondendo a ciò che sente nell’aria. Ma davanti a una videocamera, senza la possibilità di leggere i volti o le reazioni immediate, la difficoltà aumenta.
La bravura di molti servi di Dio sta proprio nella capacità di “rompere il muro” che può esistere tra loro e lo spettatore, creando una connessione spirituale che va oltre lo schermo. L’uso di parole semplici, ma cariche di significato, la calma nella voce, e un linguaggio che sa toccare il cuore, sono tutti elementi che fanno la differenza.
La preghiera come esperienza comunitaria, anche a distanza…
Una delle caratteristiche che ha reso questo approccio digitale così efficace è stata la creazione di una vera e propria comunità virtuale. Nonostante la distanza fisica, i fedeli hanno avuto la possibilità di sentirsi parte di un’esperienza collettiva, attraverso commenti, condivisioni e interazioni in tempo reale. Le celebrazioni in diretta e i momenti di preghiera su YouTube offrono un senso di unità che non è solo virtuale, ma profonda, poiché coinvolge il cuore e la mente dei partecipanti.
Il sacerdote Don Nicola Salsa, ad esempio, attraverso la sua presenza online, è riuscito a diventare un punto di riferimento, non solo come guida spirituale, ma anche come facilitatore di un dialogo tra fede e modernità. I commenti sotto i video e le riflessioni condivise durante la preghiera diventano spazi di scambio, dove ciascuno può portare la propria esperienza e ricevere supporto.
Il valore della continuità…
Un altro aspetto importante del lavoro svolto negli ultimi anni da Don Nicola Salsa su YouTube è la continuità. La preghiera online non si limita ad un evento isolato, ma diventa appuntamento regolare. Molti sacerdoti, come lui, offrono meditazioni quotidiane, preghiere serali o riflessioni settimanali, dando così la possibilità ai fedeli di essere sempre connessi, anche quando non possono partecipare fisicamente alla messa. Questo tipo di disponibilità costante è una testimonianza della dedizione e dell’impegno del sacerdote, che ha compreso come la tecnologia possa diventare un mezzo di grazia, ancor più se accompagnato da una cura attenta e amorevole nella preparazione dei contenuti.
INTERVISTA A DON NICOLA SALSA
Buongiorno Don Nicola, grazie per averci concesso questa intervista. Sei conosciuto non solo come sacerdote, ma anche come YouTuber. Come nasce l’idea di avvicinarti alla piattaforma virtuale?
Buongiorno a voi e grazie, a te Ilaria, per l’opportunità. L’idea è nata in modo piuttosto naturale. Negli ultimi anni ho visto quanto la tecnologia abbia permeato la vita quotidiana, soprattutto tra i giovani. Con la pandemia, poi, abbiamo dovuto adattarci velocemente al mondo digitale, e ho capito che YouTube poteva essere un canale potentissimo per raggiungere molte persone, anche quelle che non possono venire in chiesa. Così ho iniziato a pubblicare riflessioni, preghiere e qualche breve meditazione biblica, con l’intento di portare un messaggio di speranza, di fede e di conforto.
Quindi la pandemia ha avuto un ruolo fondamentale nell’avvicinarti a YouTube. Quali sono state le difficoltà iniziali nell’utilizzare una piattaforma così lontana dal tradizionale modo di fare pastorale?
Sì, la pandemia ha accelerato tutto. All’inizio, sicuramente, c’era un po’ di timore, sia per la parte tecnica che per la gestione della comunicazione online. In chiesa posso vedere il volto delle persone, percepire le loro emozioni, mentre con la videocamera è tutto più distante. Tuttavia, ho capito che non si trattava solo di trasmettere un contenuto, ma di creare una connessione umana, anche se attraverso uno schermo. La difficoltà maggiore è stata trovare il giusto equilibrio tra autenticità e professionalità ma, col tempo, ho imparato a comunicare in modo sincero, come se parlassi direttamente a una persona, non a uno strumento digitale.
Quindi la sfida non era solo tecnica, ma anche umana. Come riesci a mantenere quella connessione spirituale, che in una messa tradizionale si stabilisce guardando negli occhi i fedeli, attraverso lo schermo?
È una domanda interessante. La verità è che lo schermo non può sostituire la presenza fisica, ma può comunque essere un canale di connessione emotiva e spirituale. Io cerco di essere molto personale nei video, guardando sempre la telecamera come se fosse una persona reale. Non posso vedere le loro espressioni, ma posso percepire le risposte attraverso i commenti, i messaggi e anche le statistiche, che mi dicono quanti si sono fermati a pregare o a riflettere insieme a me. Il segreto è essere autentici, perché la fede non è fatta di parole giuste, ma di una relazione viva, che passa anche attraverso uno schermo.
Parliamo di numeri. Quante persone si collegano ai tuoi video? C’è stata una crescita nel tempo?
Sì, c’è stata una crescita costante. Non ho numeri da “youtuber professionista”, ma posso dire che migliaia di persone si collegano per ascoltare le preghiere o riflettere insieme a me. Molti commentano, condividono e anche se i numeri sono più bassi rispetto a quelli di canali di intrattenimento, ciò che mi colpisce è la qualità dell’interazione. Le persone, spesso, scrivono raccontando le loro difficoltà e come una preghiera o una riflessione abbia toccato il loro cuore. Questo mi fa capire che sto facendo qualcosa di utile.
Mi colpisce molto l’aspetto umano che emerge dalla tua risposta. Ma parliamo anche di contenuti. Che tipo di video pubblichi solitamente? C’è un tema centrale nelle tue pubblicazioni?
Sì, sicuramente. Cerco di mantenere una linea spirituale che rispecchi gli insegnamenti cristiani. La maggior parte dei miei video sono riflessioni quotidiane, meditazioni brevi, preghiere in diretta, e momenti di condivisione su temi che riguardano la vita quotidiana. Cerco sempre di essere vicino alle persone, affrontando temi di attualità, come la sofferenza, la speranza, la misericordia, ma anche la bellezza della fede. Ogni tanto, propongo anche qualche riflessione biblica, cercando di far capire che la parola di Dio non è lontana dalla nostra vita quotidiana, ma è viva e presente anche nelle piccole cose.
È interessante vedere come un sacerdote possa trattare temi così contemporanei in un linguaggio semplice e comprensibile per tutti. A proposito, hai mai ricevuto commenti o reazioni inaspettate da parte dei tuoi follower?
Sì, alcune reazioni mi hanno veramente sorpreso. Ci sono persone che mi hanno scritto dicendo che, grazie a un video, sono riuscite a superare momenti difficili, o che si sono sentite meno sole. A volte, il messaggio che trasmetti può sembrare semplice, ma in realtà, tocchi la vita di qualcuno in un momento in cui ne ha davvero bisogno. Mi hanno scritto anche tanti giovani, alcuni che avevano perso il contatto con la Fede o con la Chiesa, ma che si sono sentiti ispirati da un video o da una riflessione. Questo è ciò che mi rende più felice: sapere che, pur con mezzi moderni, riesco a portare una parola di speranza.
Don Nicola, è chiaro che stai facendo un ottimo lavoro per avvicinare la fede alle persone. C’è qualche progetto futuro di cui vuoi parlarci?
Stiamo progettando di organizzare degli eventi live in cui si possa pregare insieme, magari coinvolgendo anche altri sacerdoti o persone di fede. Inoltre, sto cercando di ampliare il canale con contenuti che possano essere utili per tutte le età, come catechesi interattive per bambini o riflessioni più profonde per gli adulti. Il futuro è un po’ incerto, ma l’idea è continuare a usare la tecnologia per essere più vicini alle persone e rendere la fede un’esperienza quotidiana, anche nel mondo digitale.
Don Nicola, ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato. È davvero interessante vedere come la Chiesa stia evolvendo nel mondo digitale. Ti auguriamo tanto successo e che tu possa continuare a portare il messaggio di speranza a chi ne ha bisogno.
Grazie a voi! È un piacere poter condividere la mia esperienza. Spero che questo possa essere solo l’inizio di un percorso che aiuti sempre più persone a sentirsi vicine a Dio, anche attraverso il mondo digitale.
ILARIA SOLAZZO
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