Pompe calore, lo stop agli incentivi frena le vendite ma resta la tecnologia più efficiente, ecco perché

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Redazione Economia

Calo del mercato tra il 3 e il 5% nel 2024 rispetto all’anno scorso. Gli apparecchi in grado di produrre acqua calda, destinati al residenziale, perdono oltre il 35%, per effetto dello stop alla cessione del credito

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Con l’aumento del prezzo del gas riscontrato nelle ultime settimane l’impatto finisce per toccare anche le pompe di calore. Assoclima, l’associazione che rappresenta i costruttori dei sistemi di climatizzazione estiva e invernale, registra un calo del mercato compreso tra il 3 e il 5% nel 2024, rispetto all’anno precedente. Questi apparecchi dovrebbero sostituire le caldaie a gas per la produzione di acqua calda, portando il riscaldamento del nostro Paese verso una robusta elettrificazione. Riducendo l’uso del metano per consumi domestici. Peccato che il costo dell’elettricità stia salendo a dismisura per colpa dell’aumento del prezzo del gas sui mercati all’ingrosso. Per questo servirebbe un nuovo sistema del mercato elettrico.

Il disaccoppiamento

Da anni si parla di disaccoppiamento tra il prezzo del metano e prezzo dell’elettricità. Oggi il prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso è un prezzo unico a prescindere dal costo di produzione, che varia a seconda della fonte. Il solare e l’eolico installati oggi sono meno costosi rispetto alla generazione a gas con i prezzi attuali, ma sono remunerati allo stesso prezzo. Per questo si parla di disaccoppiare i prezzi. 




















































Mercato a due velocità

I numeri delle pompe di calore evidenziano in realtà una crescita a due cifre per alcuni prodotti, come gli split per il residenziale o gli impianti per il settore industriale e commerciale, e riduzione molto marcata per altri. Gli apparecchi in grado di produrre acqua calda, destinati anch’essi al residenziale, perdono oltre il 35%, per effetto della fine del superbonus e dello stop alla cessione del credito. I dati avvalorano l’impatto che potrebbe arrivare dalla pesante riforma del sistema delle agevolazioni fiscali, appena disegnata dall’esecutivo. Che ha puntato su un bonus unico, che allinea tutte le tecnologie.

Come ha inciso il taglio dei bonus

Da un lato le pompe di calore aria/aria (mono e multisplit) residenziali hanno superato le aspettative, registrando una crescita a doppia cifra (+10% i volumi): questo risultato è stato trainato dalla sostituzione di una parte significativa delle unità vendute tra il 2004 e il 2009, arrivate a fine vita, e dall’incertezza sugli incentivi disponibili nel 2025. L’anno scorso era possibile accedere al 65%, quest’anno lo sconto per questi apparecchi è invece stato portato al 50% per le prime case e al 36% per le seconde.

Il boom di acquisti nell’ultimo trimestre 2024

Per evitare sorprese, molti hanno accelerato gli acquisti nell’ultimo trimestre del 2024. Anche i sistemi Vrf (variable refrigerant flow) e le pompe di calore aria-acqua e acqua-acqua per i settori commerciale e industriale hanno registrato una crescita forte. Per loro la domanda è robusta e meno influenzata dagli incentivi.

Giù le pompe di calore più innovative

Dall’altro le pompe di calore aria-acqua e acqua-acqua con potenza fino a 50 kW, destinate al residenziale, hanno subito una brusca frenata. Lo stop al superbonus, in abbinata al blocco della cessione del credito e dello sconto in fattura, ha portato un forte contraccolpo all’installazione di questi prodotti. Per loro il calo viene stimato tra il 35 e il 40%, riportando il settore ai livelli del 2021, registra il Sole 24 Ore.

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