Ex Ilva, per il nuovo proprietario scelta entro metà marzo. Urso: «Piani migliorativi»

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Sull’ex Ilva non si chiude in questa settimana. Adesso la nuova data è metà marzo (forse) poiché serve altro tempo per valutare i rilanci delle offerte fatti dai tre gruppi che puntano ad acquisire per intero Acciaierie d’Italia. Ovvero, gli azeri di Baku Steel, che sono insieme alla società statale che si occupa di investimenti, gli indiani di Jindal International e gli americani del fondo Bedrock. Le offerte per l’insieme restano tre, anche se la partita, salvo sorprese, si restringerebbe a due, Baku e Jindal. Sarebbero loro ad aver fatto ulteriori rilanci, con Baku che comunque resterebbe meglio piazzata.

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Perché altri 15 giorni? Spiegano fonti vicine al dossier AdI: «I gruppi in corsa hanno fatto dei rilanci, ma le cose che hanno scritto non sono così chiare per cui bisogna fare degli approfondimenti. Ci vorranno un paio di altre settimane. La procedura di gara – aggiungono le fonti – diceva che sin quando non si ha l’aggiudicazione, se ci sono offerte migliorative, queste possono essere considerate. E tali offerte sono arrivate. Ma sono dei rilanci non in senso tecnico. Ovvero, non è un’asta in cui si fa un rilancio, ma sono delle precisazioni migliorative dell’offerta avanzata».

Va poi detto che una volta effettuata la vendita di Acciaierie, ad Ilva in amministrazione straordinaria andrà la parte maggiore del ricavato, essendo la società proprietaria degli impianti, mentre AdI, che li gestisce con un contratto di fitto, avrà solo una parte. Le fonti definiscono «non irragionevole» una percentuale del 20 per cento ad AdI, anche se, puntualizzano, «la quota spettante ad AdI è soggetta alla valutazione di una perizia che non è stata ancora completata».

La decisione di prendere altro tempo è scaturita ieri nel vertice che ha visto insieme ai commissari, i ministri Urso (Imprese), Calderone (Lavoro), Foti (Coesione, Affari Europei e Pnrr), Pichetto Fratin (Ambiente) e in collegamento Giorgetti (Economia). Dichiara Urso: «I commissari stanno approfondendo le tre proposte rimaste in campo, soprattutto alla luce delle ulteriori migliorie che alcuni di questi attori hanno potuto fare anche in questi giorni e in queste ore. Quindi, dato che la nostra è una procedura competitiva, che a differenza di altre incentiva il rilancio competitivo perché ci siano ulteriori migliorie e ulteriori spiegazioni su alcuni aspetti che su ciascuna delle proposte andavano chiariti, è giusto che i commissari abbiano il tempo necessario a completare la loro analisi». E «visto che ci sono delle proposte ulteriormente migliorative, è giusto e necessario – commenta Urso – che siano prese nella dovuta considerazione. Il nostro obiettivo è fare il risultato migliore possibile in una situazione molto complicata».

Nella valutazione di Governo e commissari entrerà poi anche il ruolo del pubblico. In breve tempo si è passati da una posizione che diceva no allo Stato nella “nuova” Ilva e basta solo il Golden Power, i poteri speciali esercitati dallo Stato per le aziende strategiche, ad una possibilista che non esclude l’intervento pubblico, probabilmente di Invitalia, già partner di ArcelorMittal in Acciaierie d’Italia un anno fa andata in amministrazione straordinaria.

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Forme e modi della presenza pubblica sono però da studiare, perché non può in alcun modo essere una riedizione del già visto, con lo Stato che metteva i soldi e Mittal comandava.

«È un’ipotesi che stiamo considerando alla luce anche del fatto che qualcuno degli attori lo abbia esplicitamente richiesto» dice Urso, riferendosi alla richiesta che gli azeri hanno fatto sulla presenza dello Stato italiano nella compagine.

Intanto, il patrimonio destinato di Ilva in amministrazione straordinaria che ha soccorso finanziariamente Acciaierie d’Italia per consentirle di continuare ad operare, si rimpingua di 80 milioni. Arrivano con un emendamento proposto ieri dal Governo al decreto legge sulle misure finanziarie e ambientali che è in commissione Industria del Senato per il voto per poi andare in Aula la prossima settimana. I soldi arrivano dal Fondo sviluppo e coesione, programmazione 2021-2027, confluiranno in un fondo dedicato presso il Mimit e potrà usarli Ilva in as per la bonifica.

Precisamente per gli interventi “che non trovano copertura finanziaria nelle residue disponibilità del patrimonio destinato”. Le aree su cui intervenire devono essere “diverse da quelle occupate dal gestore ovvero oggetto di trasferimento a terzi”, recita l’emendamento.

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