Comunità energetiche rinnovabili: a che punto siamo?» – www.ideawebtv.it

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Le Comunità Energe­ti­che Rinnovabili (Cer) stanno guadagnando un ruolo sempre più centrale all’interno del dibattito energetico attuale. La crescente attenzione nei riguardi di queste Comunità è alimentata non soltanto dalle preoccupazioni ambientali e dalla stringente necessità di una transizione energetica sostenibile, ma anche dai più recenti aggiornamenti legislativi che ne favoriscono la diffusione e l’implementazione. Ma cos’è concretamente una Cer? Essa è un’entità giuridica che può essere costituita da un insieme di cittadini, enti territoriali e locali, come anche le amministrazioni comunali, piccole e medie imprese e numerosi altri tipi di organizzazioni che decidono di collaborare nella gestione e nel consumo dell’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti nella disponibilità di uno o più soggetti associatisi alla Comunità.

Secondo la definizione fornita dal Gse -Gestore dei Servizi Energetici, il garante dello sviluppo sostenibile del Paese, infatti, una Cer permette proprio la condivisione virtuale della suddetta energia «tra i diversi soggetti produttori e consumatori, localizzati all’interno di un medesimo perimetro geografico, grazie all’impiego della rete nazionale di distribuzione dell’energia elettrica». Un tale modello promuove quindi l’autoconsumo e genera così benefici di carattere ambientale ed economico, determinando al contempo una riduzione delle emissioni nocive e riducendo i costi e le perdite di energia. A questi risultati si legano inoltre quelli relativi alla sfera sociale, dal momento che le Cer – al cui interno possono essere inseriti diversi tipi di impianti Fer-Fonti Energia Rinnovabile, da quelli fotovoltaici a quelli eolici, idroelettrici e a biomassa – finiscono inevitabilmente per favorire la promozione della coesione sociale e della partecipazione attiva dei cittadini nella gestione delle risorse energetiche, aspetto che favorisce a sua volta la diffusione di un maggiore senso di appartenenza e la crescita della responsabilità collettiva. A stimolare ulteriormente lo sviluppo delle Cer in Italia è stata inoltre la possibilità di usufruire – attraverso la presentazione di un’apposita richiesta – di diversi incentivi. Tra questi meritano sicuramente una citazione la tariffa incentivante riconosciuta dal Gse – un incentivo composto da una parte fissa e una variabile, con la prima che cambia in funzione della taglia dell’impianto e la seconda che varia in base al prezzo di mercato dell’energia – e il corrispettivo di valorizzazione Arera-Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, riconosciuto sulla base della quantità di energia elettrica autoconsumata. Altrettanto significativo è poi il contributo in conto capitale del Pnrr-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede infatti investimenti significativi anche per la promozione della transizione energetica e della sostenibilità ambientale. Il contributo sopracitato è pari al 40% delle spese sostenute per la realizzazione di impianti Fer: possono beneficiarne le comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti.

Tutte queste strade si inseriscono dunque nel tentativo di incentivare l’adozione di mo­delli energetici sostenibili, direzione che il Piemonte ha intrapreso con coraggio e convinzione già da diversi anni. Quella piemontese può infatti essere considerata una delle regioni pioniere nello sviluppo delle Cer in Italia, essendo stata la prima a dotarsi per legge delle Comunità Ener­getiche con la l.r. 12/2018. Decisivo è stato quindi il contributo della Regione, che assume sul tema un ruolo di coordinamento territoriale, monitorando ad esempio lo stato di avanzamento dei progetti, ma anche organizzando momenti di informazione e condivisione e supportando la candidatura per l’accesso a finanziamenti europei. In collaborazione con la Fon­dazione Com­pagnia San Paolo, la Fon­dazione Cariplo e il Politecnico di Torino, inoltre, la Regione ha contribuito alla realizzazione di una guida, che offre indicazioni dettagliate sui passaggi necessari per costituire una Cer, sugli aspetti normativi e finanziari e sulle migliori pratiche per la loro gestione. Sempre in tema di supporto, poi, da qualche mese Union­camere – ancora in collaborazione con la Regione – ha lanciato Cer.Pie­monte-Infodesk im­prese, un servizio completamente gratuito dedicato proprio alle micro, piccole e medie imprese con sede in Piemonte per aiutarle a comprendere vantaggi e opportunità legati alla partecipazione o alla costituzione di una Cer. In particolare in provincia di Cuneo, queste Comunità si stanno affermando con sempre maggior decisione, come testimoniano i numerosi esempi virtuosi e i progetti di successo degli ultimi anni.

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Basti pensare ad esempio al primo impianto di Comunità Energetica Rinno­va­bile italiano, l’Energy City Hall di Magliano Alpi, o alle iniziative della Fondazione Crc, che ha promosso la creazione di diverse Cer finanziando la realizzazione di impianti fotovoltaici e promuovendo la partecipazione attiva delle comunità locali. Tra gli altri si segnalano poi anche la Cer Elios, la Cer Roero – alla quale Rivista IDEA ha dedicato un approfondimento proprio nelle scorse settimane – e il progetto Cer-a, la prima in Italia realizzata da un’organizzazione Confartigianato. Per avere una conoscenza più approfondita e monitorare lo stato dell’arte delle iniziative di Comunità di Energia Rinnovabile avviati sull’intero territorio cuneese, e piemontese in generale, è inoltre attivo il WebGis di Rse-Ricerca sul sistema energetico, realizzato in collaborazione con la Regione, con il supporto di Unioncamere Pie­mon­te e Fondazione Piemon­te Innova, attraverso il quale è appunto possibile visualizzare i loro differenti livelli di strutturazione, i modelli organizzativi adottati e le tecnologie di generazione utilizzate. Aggiornato al 20 dicembre scorso, lo strumento offre insomma una panoramica completa delle Cer attive e in fase di sviluppo, facilitando così la condivisione di informazioni.

Alla luce di quanto evidenziato, complice il supporto delle istituzioni e la partecipazione attiva dei cittadini, le Cer hanno il potenziale per espandersi e diventare un modello di riferimento sempre più efficace, sia sul territorio locale che nazionale. Sulla base di queste prospettive, dunque, esse possono giocare un ruolo chiave nella realizzazione di un sistema energetico volto a garantire un futuro più sostenibile per tutti.

«Un ruolo ambientale e sociale a livello locale»

Il Piemonte è da sempre in prima linea nella promozione delle Cer, offrendo un prezioso supporto per la loro diffusione. Per approfondire il compito della Regione e ragionare sulle prospettive future, abbiamo intervistato Elisa Guiot, dirigente regionale del Settore Sviluppo energetico sostenibile.

Dottoressa, qual è il ruolo della Regione nella promozione e nello sviluppo delle Cer?
«La Regione Piemonte dopo il ruolo di impulso in materia di Comunità Energetiche, svolto con l’approvazione della prima legge regionale in Italia, la l.r. 12/2018, ha assunto un ruolo di Coordinamento territoriale, che nel 2024 ha consentito di realizzare numerose attività di comunicazione e promozione. In particolare sono stati organizzati eventi pubblici in collaborazione con una serie di stakeholders regionali, quali, ad esempio, FinAosta, Unione Industriale di Torino, Fondazione Compagnia San Paolo, Union­­camere Piemonte, Gse Environment Park. La Regione è direttamente coinvolta come partner nel progetto Alcotra Recrosses: è un progetto che intende contribuire alla decarbonizzazione del territorio, attraverso lo strumento delle Cer, che favoriranno l’installazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili da parte di enti pubblici locali, privati cittadini, associazioni, enti del terzo settore e Pmi. Nell’ambito del progetto vengono individuati strumenti e strategie comuni per la creazione e la gestione delle Cer, e avviato un servizio di accompagnamento tecnico attraverso due strutture, una italiana e una francese, denominate One Stop Shop (Oss). Gli Oss supportano la costituzione e la crescita di 30 Cer del territorio Alcotra di cui 15 in Italia (Province di Cuneo, Torino e Valle d’Aosta) e 15 in Francia, fornendo servizi tecnici-energetici, giuridici, finanziari, organizzativi, comunicativi, strategici e gestionali e promuoveranno la creazione di un network di imprese e professionisti che verranno coinvolti a seguito dell’organizzazione di 8 workshop. I servizi di supporto sono accessibili mediante una piattaforma digitale: https://www.sportelloenergia.envipark.com/recrosses/. La Regione collabora inoltre con Unioncamere Piemonte nell’ambito del progetto Cer.Piemonte-Info­desk imprese: è un servizio dedicato alle micro, piccole e medie imprese piemontesi per accompagnarle verso la creazione di una Cer o l’adesione ad una Cer esistente».

Abbiamo intervistato Elisa Guiot, dirigente regionale del Settore Sviluppo energetico sostenibile: «Stiamo valutando la possibilità di attivare incentivi sulla programmazione Fesr 2021-2027»

Quali sono i principali obiettivi legati alla loro diffusione?
«Le Comunità Energetiche sono iniziative che permettono a gruppi di persone, aziende o enti pubblici di produrre, consumare e condividere energia rinnovabile in modo collettivo. Le Cer promuovono la produzione di energia rinnovabile a livello locale, contribuendo in modo significativo alla riduzione dei costi energetici. Hanno quindi un ruolo ambientale e sociale».

In che modo viene monitorato lo stato dell’arte delle Cer e quali strumenti sono disponibili per valutarne l’efficacia?
«Il monitoraggio viene condotto a livello nazionale dal Gse. A fine dicembre 2024, sul territorio regionale risultano operative e riconosciute dal Gse numerose configurazioni di autoconsumo. Il Piemonte si distingue come territorio particolarmente in­cline ad avviare progetti di autoconsumo collettivo.
Sebbene l’aggiornamento sia sempre in corso, a fine dicembre risultavano mappati circa 3 Mw di impianti al servizio di 54 configurazioni, di cui 15 Cer, e distribuiti in 63 impianti. I numeri attuali sono sicuramente maggiori e numerosa progettualità è partita ma non ha ancora concluso l’iter di riconoscimento con il Gse. Una quantificazione reale delle configurazioni è pertanto un po’ difficoltosa attualmente in considerazione della rapida evoluzione del mercato».

Quante Cer sono attualmente operative in Piemonte e, più nello specifico, in provincia di Cuneo?
«Le Cer attualmente costituite in Piemonte sono dell’ordine di qualche decina. Nel cuneese possiamo ricordare la Cer Roero, la Cer Magliano Alpi, Cer Nuove Energie Alpine, la Cer di Conf­artigianato Cuneo e le Cer che coinvolgono i comuni di Rittana, Rossana, Rodello, Ormea, Ceva e Mondovì».

Quali sono le prospettive future per le Cer in Piemonte?
«Il bando Pnrr che sostiene la realizzazione di impianti a fonte rinnovabile per le Cer nei comuni sotto i 5000 abitanti dovrebbe chiudere a fine marzo 2025. La Regione sta valutando la possibilità di attivare incentivi sulla programmazione Fesr 2021-2027, ad integrazione e proseguimento degli incentivi nazionali».

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«Il futuro è nelle confederazioni di Cer»

Le Comunità Ener­getiche Rinnovabili (Cer) stan­no diventando un modello di riferimento nel campo della sostenibilità energetica. Per approfondirne l’importanza, cogliendone sfide e opportunità, abbiamo intervistato Sergio Olivero, responsabile Business & Finance Innovation dell’E­nergy Center del Politecnico di Torino.

Dottore, quale importanza rivestono le Cer nel contesto energetico attuale?
«Intanto bisogna capire cosa intendiamo per Comunità Energetica. Nella narrazione mainstream si parla di gruppi di produttori-consumatori che si associano per condividere e per massimizzare la quota di energia condivisa, sgravando la rete da sovraccarichi e rendendola più sostenibile. È tutto verissimo: la quota di energia condivisa genera un incentivo. Le Comunità Energetiche, secondo le definizioni europee, derivano però da due Direttive: una detta Red II, che tocca le cosiddette Cer, e la 2019/944, che invece riguarda le cosiddette Cec le Comunità Energetiche di Cittadini. Le Comunità Energetiche non sono quindi solo quello di cui si parla, ma sono un soggetto giuridico di diritto privato in grado di fare tante cose, dai servizi di flessibilità al trading, fino ad arrivare ai servizi ancillari. Quindi sono importanti e lo sono tanto più quanto le si considera nell’interezza della potenzialità, non solo per l’incentivo sull’autoconsumo».

Abbiamo intervistato Sergio Olivero, responsabile Business & Finance Innovation dell’Energy Center
del Politecnico di Torino: «Le conoscenze sulle Comunità Energetiche sono nate in un certo senso
proprio in provincia di Cuneo»

L’Energy Center del Politecnico di Torino è da sempre in prima linea su questo tema. Qual è il suo ruolo nello sviluppo delle Cer, in particolare in provincia di Cuneo?
«L’Energy Center si occupa di Comunità Energetiche dal 2018. La prima Cer d’Italia è nata a Magliano Alpi proprio grazie all’Energy Center del Politecnico di Torino, quindi in un certo senso le conoscenze sulle Comunità Energetiche sono nate proprio in provincia di Cuneo. Inoltre, promosso proprio dalla Cer di Magliano Alpi, un mese fa è stata costituita l’associazione ConcerNet, una sorta di sindacato che tende a creare un network di Comunità Energetiche. La provincia Granda da questo punto di vista è quindi assolutamente all’avanguardia».

Qual è la ricetta giusta per un progetto Cer ben strutturato?
«È ora di smettere di fare Cer piccole, andando in una direzione opposta rispetto a quella portata avanti da certe politiche. Dopo il primo anno fiscale nel quale avranno magari beneficiato di contributi economici di enti e fondazioni e di supporto tecnico da parte di sportelli vari, molte piccole Cer chiuderanno i battenti. In più, esse non riescono ad intercettare le nuove frontiere della transizione energetica, come i servizi di flessibilità e il trading. La soluzione è quindi quella di realizzare Cer grandi, ossia degli insiemi bilanciati di produzione e consumo in termini di Con­figurazione di autoconsumo (Cau). È l’unico modo per far funzionare le cose».

In definitiva, quindi, come vede l’evoluzione delle Cer nei prossimi cinque-dieci anni?
«Il futuro è nelle confederazioni di Cer: tante grandi Cer che si associano ulteriormente tra di loro costituendo quelle che si chiamano tecnicamente Vec (Virtual Energy Company). Serve l’intelligenza artificiale, servono piattaforme digitali sofisticate, ma in pratica una gran parte del mestiere che fanno adesso le utilities o le esco potranno farlo direttamente le Cer. Una parte significativa dei margini di profitto che attualmente hanno gli operatori energetici potrà quindi passare a queste confederazioni, che saranno a tutti gli effetti delle aziende con bassi costi di gestione».

Articolo a cura di Domenico Abbondandolo

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