27 Febbraio 2025
8:00
Un nuovo studio ha realizzato l’identikit del compagno di classe che tende a stare antipatico ai bambini. Secondo il primo firmatario dello studio, dal momento che le inimicizie hanno ripercussioni anche sulle relazioni adulte del bambino è bene riconoscerne i meccanismi e intervenire per sedarle.
È proprio tra i banchi di scuola, dove si è obbligati a condividere il tempo delle lezioni e lo spazio dell’aula con bambini e ragazzi con i quali spesso si ha poco in comune, che gli esseri umani iniziano a stabilire amicizie e inimicizie. Perché se è vero che chi trova un amico trova un tesoro, che succede invece a chi trova un nemico? Uno studio realizzato dall’Università Atlantic in Florida e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Youth and Adolescence ha identificato cosa fa dire a bambini e adolescenti che un loro compagno è proprio antipatico.
Lo studio per comprendere i meccanismi dell’antipatia tra bambini
La ricerca australiana ha preso in considerazione 300 studenti di età compresa tra i 9 e i 14 anni che frequentano dunque la scuola primaria e secondaria di primo grado. I piccoli hanno dovuto identificare a più riprese durante l’anno, tramite dei sondaggi, quali fossero i compagni di classe per i quali non nutrivano particolare simpatia, quali quelli che andavano meglio a scuola, i più disponibili ad aiutare gli altri, ma anche i più aggressivi e i più maneschi. I bimbi poi potevano anche autosegnalarsi come incapaci di regolare le proprie emozioni in classe.
In meno del 5% dei casi, riportano i risultati dello studio, è accaduto che le antipatie tra bambini fossero reciproche, quindi che qualcuno che aveva segnalato come antipatico un bambino ritrovasse il suo nome nella medesima posizione nel sondaggio del compagno. “Da questo abbiamo compreso che le antipatie reciproche non sono poi tanto comuni, perché non è detto che entrambe le parti condividano il medesimo sentimento“ spiega Brett Laursen, professore di psicologia e autore senior dello studio.
I risultati: come ci si fa dei nemici da bambini
Dai risultati dei sondaggi svolti a inizio, metà e fine anno scolastico dai 300 alunni selezionati sono emersi alcuni meccanismi che portano gli alunni ad avere in classe dei nemici, o a scatenare le inimicizie dei compagni di classe:
- Gli alunni che si autodenunciavano come maggiormente aggressivi o con tratti avversivi avevano molta più possibilità di sviluppare antipatie nel corso dell’anno scolastico.
- Gli alunni più emotivamente reattivi, ossia quelli inclini a reagire più istintivamente ad ogni situazione, erano quelli che tendevano a rientrare nel 5% delle antipatie reciproche.
- I ragazzi più emotivamente instabili avevano il 35% di probabilità in più di instaurare con i pari relazioni basate sull’inimicizia.
- Tra le caratteristiche che portavano i bambini e i ragazzi a stare antipatici ai compagni vi erano: andare male a scuola, essere aggressivi, dividere la classe in gruppetti, essere poco inclini ad aiutare gli altri.
Le antipatie rovinano l’armonia della classe
Dai risultati della ricerca è emerso innanzitutto che le inimicizie sono molto costanti, i bambini e gli adolescenti intervistati alla fine dell’anno ritenevano antipatici sempre gli stessi compagni di classe. “Gli studenti che stanno più antipatici sono quelli che fin dall’inizio dell’anno mostrano comportamenti sgradevoli. Spesso si tratta di ragazzi che reagiscono impulsivamente alle situazioni, dando origine così a conflitti all’interno della classe” spiegano i ricercatori. Tuttavia questi studenti spesso si comportano così perché le materie scolastiche non sono il loro forte: “Immaginate quanto è frustrante per un alunno che non riceve mai complimenti e non raggiunge mai successi accademici entrare in classe e non provare anche risentimento verso i coetanei che quei successi li raggiungono” ha spiegato il dottor Laursen.
A non stare particolarmente simpatici sono proprio questi alunni che spesso insoddisfatti dal loro rendimento iniziano a svalutare la scuola, trascorrendo dunque molto tempo in classe a distrarre gli altri, che iniziano a ritenerli antipatici perché invece vorrebbero seguire le lezioni.
“Abbiamo voluto realizzare questo studio identificando i bambini che più rischiano di stare antipatici ai coetanei dal momento che queste emozioni, provate durante l’infanzia, innestano un circolo vizioso. La classe diventa un ambiente ostile poco favorevole allo sviluppo umano e alcuni alunni possono arrivare a lasciare la scuola” ha concluso Laursen, sperando che si agisca per proteggere il gruppo classe dai conflitti che possono avere poi ripercussioni sulla vita adulta.
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