Esiste un fortissimo legame tra assicurazioni e crisi climatica: per il quarto anno consecutivo infatti le perdite assicurate derivanti da catastrofi naturali hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari. Nel marzo 2024 l’Agenzia europea dell’ambiente, European Climate Risk Assessment EUCRA, ha pubblicato la prima valutazione europea del rischio climatico con l’obiettivo di “aiutare a identificare le priorità politiche per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per i settori sensibili al clima”. Gli eventi climatici estremi, evidenzia l’Agenzia, possono far lievitare i premi assicurativi, mettere a rischio beni e mutui, aumentare la spesa pubblica e i costi dei prestiti.
Nel 2021 Germania e Belgio hanno subito circa 44 miliardi di euro di danni per le alluvioni, che hanno causato più di 200 morti. Nel 2023 in Slovenia gli eventi estremi hanno generato buchi di bilancio pari a circa il 16% del Pil del Paese. Per non parlare dei danni in Romagna o a Valencia tra ottobre e novembre 2024. Non tutta l’Europa è però colpita allo stesso modo. La parte meridionale del continente è particolarmente a rischio a causa di incendi, ondate di calore, siccità, inondazioni, erosioni – sono 36 i major climate risks – che compromettono e provocano ricadute sugli ecosistemi, il cibo, la salute, le infrastrutture, l’economia e la finanza.
In questo scenario emerge l’interazione tra cambiamenti climatici e copertura assicurativa e come l’assicurazione può aiutare a mitigare l’impatto negativo macroeconomico delle catastrofi. Secondo l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) “storicamente solo un quarto delle perdite totali causate da eventi meteorologici eventi estremi legati al clima in Europa è stato assicurato”.
L’Italia, dopo la Grecia, è il Paese europeo con il più ampio divario tra il rischio di calamità naturale (elevato) e il grado di copertura assicurativa attivato (scarso). Secondo i dati di ANIA, solo il 3,4% delle microimprese è assicurato contro le alluvioni e solo l’8,4% contro i terremoti. Il report di Legambiente conta nel 2023 in Italia 378 eventi meteorologici estremi – +22% rispetto al 2022 –, solo nel Nord i danni potenziali a fabbricati, terreni e attrezzature industriali e commerciali hanno superato i 1.100 miliardi di euro. Nonostante tali evidenze, meno del 5% delle piccole e microimprese italiane dispone di coperture assicurative adeguate.
«La mancanza di un’assicurazione che copra le perdite causate da catastrofi naturali – hanno spiegato i vertici di EIOPA nel 2024 – riduce la resilienza finanziaria delle economie, rendendo più difficile per le aziende riprendersi dai disastri. Questo divario aggiunge pressione sui bilanci nazionali, che in genere si fanno carico di una parte sostanziale dei costi di ripristino e ricostruzione delle infrastrutture, subendo così al contempo una perdita di entrate a causa dell’interruzione delle attività economiche».
Entro il 31 marzo 2025 tutte le imprese operanti in Italia – con la sola esclusione delle imprese agricole, che fanno riferimento a un fondo ad hoc (AgriCat) – sono chiamate a stipulare una polizza assicurativa obbligatoria per i danni occorsi a terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali derivanti da catastrofi naturali identificate in eventi sismici, alluvioni, frane, esondazioni e inondazioni, con esclusione della perdita di reddito – in gergo business interruption – derivante dall’evento.
Della violazione dell’obbligo si terrà conto nel caso di assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a carico del bilancio dello Stato. Di contro, le imprese di assicurazione sono tenute obbligatoriamente ad assicurare i rischi che verranno loro sottoposti, analogamente a quanto già oggi avviene per le polizze auto. Si tratta di una novità assoluta per l’Italia, i cui disastri naturali sono stati da sempre gestiti con interventi pubblici della Protezione civile e con il finanziamento della ricostruzione post evento.
L’assicurazione può aiutare a mitigare l’impatto negativo macroeconomico delle catastrofi
Secondo Gianni Fortunati e Alessandro Messina, rispettivamente presidente e vicepresidente del Consorzio assicurativo etico CAES, «se è lungimirante lavorare per la crescita dei livelli di copertura assicurativa, qualche dubbio sorge rispetto a come verrà declinato l’obbligo di sottoscrivere polizze catastrofali per i piccoli operatori economici. Ben vengano le misure che aumentano il presidio dei rischi, ma serve che siano accompagnate da adeguati sforzi informativi, culturali, educativi. Un modello di sviluppo sbagliato non può essere cambiato solo secondo logiche di mercato e i relativi costi non possono ricadere su chi già da quel modello è penalizzato».
Le assicurazioni giocano un ruolo chiave nella decarbonizzazione per i progetti che decidono o meno di assicurare, per i costi delle coperture per eventi catastrofali che propongono al mercato e per l’utilizzo della montagna di liquidità che gestiscono. Nel Rapporto 2024. Rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità: monitoraggio annuale dell’Ivass, che ha coinvolto le 92 imprese di assicurazione nazionali operanti nel business danni e vita al 31 dicembre 2022, il 75% delle imprese vigilate ha dichiarato di aver adottato una politica di investimenti “sostenibile”, ma solo metà di queste ha fissato un obiettivo di decarbonizzazione del portafoglio investimenti.
Il Consorzio CAES, che qualifica le proprie polizze assicurative affinché siano strumenti sociali per la sicurezza e la prevenzione dei singoli (persona) e del gruppo (cooperativa, associazione o azienda), si pone da sempre come modello di sostenibilità alternativo sentendosi parte della rete dell’altra economia. Dal 2023 è un’impresa del Bene Comune, il movimento internazionale che propone un modello socio-economico etico in cui l’economia mette al centro il benessere delle persone e del Pianeta, e ha ottenuto la certificazione EBC per il proprio bilancio sociale,
Tra i suoi obiettivi c’è anche quello di sensibilizzare sui problemi della giustizia, dello sviluppo, dell’ambiente, della pace e della solidarietà. Nei bilanci sociali CAES quantifica la propria capacità di generare valore sociale e si contraddistingue per la chiarezza e la trasparenza delle condizioni contrattuali e delle informazioni fornite al cliente in sede di preventivo – identificando la migliore soluzione assicurativa – che viene rappresentato presso le compagnie assicurative senza costi aggiuntivi.
CAES sceglie anche un sistema di distribuzione trasparente con rinuncia alla rete di vendita a provvigione (produttori) e il reinvestimento di parte dei propri guadagni all’interno di realtà del non profit perché un’altra economia è possibile anche in ambito assicurativo.
Articolo realizzato con il contributo di
CAES
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