Mondoweiss.net. Di Operatori Sanitari per la Palestina. Ci sono oltre tre decenni di prove che i medici israeliani prelevano organi palestinesi in aperta violazione del Diritto Internazionale. Queste parti del corpo rubate non sono state utilizzate solo per trapianti e ricerca, ma anche per la vendita e il profitto.
Il 5 agosto 2024, 333 giorni dopo l’inizio del suo assalto Genocida contro il popolo di Gaza, l’Occupazione Israeliana ha restituito a Khan Younis i corpi di 89 palestinesi in un container. I vivi, disperati nel tentativo di identificare i propri cari, si sono trovati invece di fronte all’incarnazione della morte di massa. Decomposti e irriconoscibili, i cadaveri non conservavano nulla della loro storia. Erano i corpi di detenuti torturati? Erano cadaveri rubati da sepolture profanate a Gaza? L’Occupazione ha rifiutato di dirlo. Senza la possibilità di effettuare test del DNA, i funzionari palestinesi non sono stati in grado di identificare i corpi e non hanno avuto altra scelta che seppellirli, sacco per sacco, in un’unica grande fossa vicino all’Ospedale Nasser.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani ha anche documentato diversi casi di questo tipo. Le Forze di Occupazione Israeliane sono state viste prendere decine di corpi dalle tombe e dalle strade circostanti il complesso medico Al-Shifa e l’Ospedale indonesiano nella Striscia di Gaza settentrionale. Ci sono stati numerosi resoconti di questo anche in tutta Gaza. Dopo il cessate il fuoco, mentre le persone tornavano nelle aree da cui le Forze di Occupazione Israeliane si erano ritirate, hanno trovato ulteriori prove di corpi in fosse comuni. “Le preoccupazioni sul furto di organi dai cadaveri sono state sollevate dall’Osservatorio Euro-Mediterraneo, che ha citato i resoconti di professionisti medici a Gaza che hanno esaminato rapidamente alcuni corpi dopo il loro rilascio. Questi professionisti medici hanno trovato prove di espianto di organi, tra cui coclee e cornee mancanti, nonché altri organi vitali come fegato, reni e cuori“.
La Brutalità Sionista va oltre la morte.
Per anni, la Macchina da Guerra dell’Occupazione Israeliana ha trattenuto i corpi dei martiri palestinesi, non solo tenendoli in ostaggio, nascondendo i loro resti alle loro famiglie, ma anche usandoli per perpetuare schemi di furto e traffico di organi. I medici israeliani, in aperta violazione del Diritto Internazionale, hanno rubato organi e tessuti palestinesi.
L’approccio espansionista dell’entità Sionista alle autopsie è, prevedibilmente, in diretta violazione dei codici etici medici stabiliti. Prendiamo, ad esempio, il Codice di Norimberga per la ricerca medica, redatto in risposta a casi eclatanti di sperimentazione sugli esseri umani (torture, in realtà) da parte di medici Nazisti. O la Dichiarazione di Helsinki per il trattamento etico dei partecipanti umani alla ricerca medica, presentata nel 1964 dall’Associazione Medica Mondiale. Il principio fondamentale sia del Codice che della Dichiarazione: qualsiasi soggetto che partecipa alla ricerca medica umana deve essere in grado di fornire prima il consenso.
Questo quadro etico non è limitato ai vivi. Nel 2010, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilasciato principi guida separati sul trapianto di cellule, tessuti e organi basati sul consenso del donatore, sia vivo che deceduto. Inoltre, il Diritto Internazionale Umanitario delle Nazioni Unite (in particolare la Regola 113 e la Regola 114) e le Convenzioni di Ginevra hanno definito il modo in cui i corpi dei morti vengono gestiti, in particolare nei conflitti armati. In sintesi: i corpi dei morti devono essere gestiti con la massima dignità, devono rimanere intatti, non può esserci mutilazione del corpo e il corpo stesso deve essere consegnato senza indugio.
Esiste un dibattito tra i professionisti della medicina su come questi principi dovrebbero applicarsi ai prigionieri di guerra e ai criminali condannati. Israele usa abitualmente queste due categorie, così come la categoria di “terrorista”, per descrivere i martiri palestinesi al fine di giustificare e scusare gli abusi biomedici sui corpi dei morti. Anche questo non dovrebbe sorprendere.
“GLI ORGANI VENIVANO VENDUTI A CHIUNQUE”.
Le testimonianze del furto di organi da parte dello Stato israeliano dai corpi palestinesi esistono da oltre tre decenni. Nel 1990, il Dottor Hatem Abu Ghazaleh, ex capo del servizio sanitario della Cisgiordania, ha detto a un giornalista che “ci sono indicazioni che durante la Prima Intifada per un motivo o per l’altro, organi, in particolare occhi e reni, sono stati rimossi dai corpi durante il primo anno o anno e mezzo”. Ma i resoconti dei soli palestinesi raramente ricevono credito nei media internazionali. Solo quando Nancy Scheper-Hughes, un’antropologa e attivista americana, ha deciso di indagare su quella che ha definito “la crescita dei viaggi dei trapianti organizzati gestiti da mediatori della malavita” in Israele, la storia ha iniziato a prendere forma agli occhi del pubblico.
Nel 1999, Scheper-Hughes ha co-fondato Organs Watch (Osservatorio degli Organi), un’organizzazione che monitora il commercio e il traffico di organi e denuncia gli abusi inerenti a entrambi. Nel giro di un anno, la sua ricerca su questi abusi l’ha portata in Israele. Durante una testimonianza a un’udienza della sottocommissione del Congresso degli Stati Uniti nel 2001, Scheper-Hughes ha affermato che i gruppi per i diritti umani in Cisgiordania si erano lamentati con lei del fatto che i patologi israeliani prelevassero tessuti e organi dai corpi dei martiri palestinesi.
Nel 2013, il giornalista svedese Donald Boström ha pubblicato un articolo che delineava in modo esaustivo quella che ha definito “una storia inquietante di abusi di cadaveri” portati all’Istituto Nazionale di Medicina Legale israeliano durante “il periodo cruciale e tumultuoso” tra la Prima Intifada e la guerra del 2012 a Gaza.
Per la maggior parte del periodo trattato nel lavoro di Scheper-Hughes e Boström, l’Istituto Forense, noto anche come Istituto Abu Kabir (il nome del villaggio palestinese etnicamente ripulito su cui è costruito), è stato gestito dal direttore e capo patologo Dottor Yehuda Hiss. In un’intervista del luglio 2000 con Scheper-Hughes, Hiss ammise liberamente di aver prelevato pelle, ossa, valvole cardiache, cornee e altri tessuti umani dai corpi durante le autopsie, affermando che le famiglie avevano acconsentito alle autopsie ma non erano state informate di questi espianti. Descrisse di aver rimosso non solo le cornee, ma anche interi bulbi oculari dai corpi dei morti, che sarebbero stati restituiti alle loro famiglie con le palpebre incollate.
Il Dottor Chen Kugel, protetto di Hiss, entrò a far parte dell’istituto come patologo nel 1999. Secondo Scheper-Hughes fu Kugel ad allertare prima l’amministrazione dell’istituto e poi il governo israeliano su questi abusi biomedici, innescando un’indagine di due anni durante la quale Hiss nascose la maggior parte delle prove e dopo la quale non cambiò molto. Kugel, dicono, fu costretto a lasciare il suo lavoro per aver parlato. (Oggi, Kugel ricopre la precedente posizione di Hiss.)
Kugel ha detto a Scheper-Hughes che organi e tessuti venivano, in teoria, “prelevati da tutti, da ebrei e musulmani, da soldati e da lanciatori di pietre, da terroristi e da vittime di attentatori suicidi terroristici, da turisti e da immigrati”. In pratica, tuttavia, era più facile rubare materiale umano da coloro che i Sionisti percepivano come subumani. “Se ci fossero state lamentele provenienti da famiglie palestinesi”, ha detto Kugel, “erano il nemico e quindi, ovviamente, stavano mentendo e nessuno ci avrebbe creduto”.
Nel 2002 e di nuovo nel 2005, Hiss è stato indagato per aver rimosso organi da cadaveri senza il consenso delle famiglie, furti che alla fine ha ammesso. Dopo la prima indagine, è stato rimproverato ma gli è stato permesso di mantenere il suo lavoro. Dopo la seconda indagine, è stato rimosso dall’incarico di direttore e gli è stato assegnato un nuovo titolo, capo patologo, con uno stipendio più alto.
Mentre il suo governo sosteneva che queste accuse erano antisemite, Hiss si vantava di ciò che aveva fatto, dicendo a Scheper-Hughes in un’intervista:
“Ora, per quanto riguarda la questione del prelievo di organi, è strano. Non solo qui, in Israele, ma altrove, tutto dipende dall’approccio personale di coloro che sono responsabili della patologia o del prelievo di organi. Nel mio caso, quando ero di ruolo all’Ospedale Tel Hashomer, collaboravamo con l’esercito e fornivamo all’esercito pelle innestata (prelevata) per le vittime di ustioni e, di tanto in tanto, ci chiedevano la cornea. Quindi, ero coinvolto perché ero responsabile, con altri due, e fornivamo questo”.
Nel 2010, scrivendo per la rivista di sinistra CounterPunch, Scheper-Hughes delineò la giustificazione Etno-Nazionalista del Piano:
“Il professor Hiss, considerato da molti israeliani e dal New York Times un eroe per il suo servizio alla nazione nel maneggiare i cadaveri di terroristi e attentatori suicidi, considerava il suo comportamento patriottico. Era, nella sua mente, non tanto ‘al di sopra della legge’, quanto un rappresentante della legge, una legge molto più alta, la sua legge, supremamente fredda, razionale e scientificamente e tecnicamente corretta. Il Paese era in guerra, il sangue veniva versato ogni giorno, i soldati venivano bruciati e tuttavia gli israeliani si rifiutavano di fornire i tessuti e gli organi necessari. Quindi, avrebbe preso in mano la situazione”.
Alcune sette religiose conservatrici in Israele hanno apertamente approvato queste azioni, manipolando la legge ebraica per promuovere l’ideologia Suprematista ebraica. Nel 1996, il Rabbino Yitzhak Ginsburgh, l’influente guida della setta Chabad-Lubavitch, pose una domanda apparentemente retorica: “Se un ebreo ha bisogno di un fegato”, chiese, “è lecito prendere il fegato di un innocente non ebreo qualunque per salvarlo? La Torah probabilmente lo permetterebbe. La vita ebraica ha un valore infinito. C’è qualcosa di infinitamente più sacro e unico nella vita ebraica rispetto alla vita non ebraica”.
Nel suo libro del 2014 Over Their Dead Bodies (Sopra i Loro Corpi), l’ex dipendente dell’Istituto Forense Meira Weiss scrive che durante la Prima Intifada, le Forze di Difesa Israeliane “permisero all’istituto di prelevare organi dai palestinesi utilizzando una norma militare che prevedeva che un’autopsia dovesse essere condotta su ogni palestinese ucciso. Le autopsie erano accompagnate dal prelievo di organi. Molti dei lavoratori dell’istituto si riferivano alla Prima Intifada (1987-1993) come ai “giorni buoni”, quando il prelievo di organi veniva condotto in modo coerente e libero rispetto ad altri periodi”.
Gli organi non venivano prelevati solo per trapianti e ricerche, ma anche per la vendita e il profitto. È su questo punto che le accuse difensive di diffamazione si fanno più forti. Quando Bostrom, in un articolo del 2009 per il quotidiano svedese Aftonbladet, cercò di collegare i puntini tra la storia del furto di organi dell’Istituto Forense e l’ascesa di Israele a quello che Scheper-Hughes chiama “il vertice” del mercato internazionale del traffico di organi, ci fu un’ondata di proteste a livello internazionale. Eppure, fino a oggi, le cose più allarmanti che sono state dette sul commercio di organi israeliano sono state dette dagli stessi israeliani.
“Gli organi venivano venduti a chiunque; chiunque volesse organi doveva solo pagarli”, ha detto Kugel a Scheper-Hughes. Cuori, cervelli e fegati venivano venduti per la ricerca, per presentazioni, per esercitazioni per studenti di medicina e chirurghi.
Inoltre, secondo Kugel, se un cliente voleva tutti gli organi di un corpo, anche questo poteva essere organizzato. Il costo totale: 2.500 dollari (2.400 euro).
“RINTRACCIARE GLI SCOMPARSI”.
Il furto di organi da parte dell’Occupazione è reso possibile da un più ampio progetto di furto e sequestro di corpi palestinesi. I resti degli ostaggi palestinesi vengono spesso sepolti in tombe segrete nelle zone militari israeliane. Ciò che gli israeliani chiamano “Cimiteri dei Numeri” può essere descritto solo come Fosse Comuni.
Israele non sempre identifica i corpi prima di seppellirli. E nelle rare occasioni in cui li restituisce, sono spesso in vari stadi di decomposizione o congelati così solidamente che ci vorrebbero giorni ai palestinesi per svolgere le proprie indagini. Nel 2016, il dottor Saber Al-Aloul ha detto ad Al Jazeera che l’Occupazione ha restituito i corpi dei martiri che erano stati tenuti in obitori refrigerati a -35 °C. Nessun lavoro medico forense poteva essere eseguito prima di almeno 24-48 ore dallo scongelamento, che era spesso troppo lungo perché le famiglie aspettassero delle risposte, quindi il dottor Aloul e i colleghi dell’Università di Al-Quds hanno eseguito invece delle autopsie tramite TAC. In un’epoca di Genocidio, molti metodi di autopsia etica non sono disponibili.
“Rintracciare gli scomparsi e identificare i morti è essenziale per mantenere o ripristinare i diritti umani fondamentali e le attività di soccorso responsabili”, afferma Medici Senza Frontiere nel suo rapporto: Guida Pratica al Diritto Umanitario. È già abbastanza difficile elaborare il lutto e il trauma di persone care assassinate da un Esercito Occupante. È un’altra questione su come farlo quando i loro corpi vengono tenuti in ostaggio o restituiti incompleti.
Nel 2019, la Corte Suprema di Israele ha stabilito che le Forze di Difesa Israeliane potevano trattenere i corpi dei martiri palestinesi da usare come merce di scambio.
Questi Crimini sono stati documentati dal Centro di Assistenza Legale e Diritti Umani di Gerusalemme in un rapporto di 83 pagine intitolato: “Il Calore dei Nostri Figli”. Il rapporto sottolinea che Israele e la Russia sono gli unici Stati con leggi che consentono esplicitamente la conservazione dei corpi per scopi di controinsurrezione.
Lo scrittore e rivoluzionario palestinese Walid Daqqa è stato tenuto prigioniero dall’Occupazione per 38 anni. Nonostante le richieste di rilascio in seguito a una diagnosi di cancro, in modo che potesse ricevere cure mediche, la sua condanna è stata estesa ed è morto in custodia ad aprile. Il suo corpo deve ancora essere restituito alla sua famiglia. A settembre, l’Alta corte israeliana ha stabilito che il suo utilizzo in un potenziale scambio di prigionieri prevaleva sul diritto del defunto alla dignità e sul diritto della sua famiglia a una degna sepoltura.
Il 16 ottobre, l’Occupazione ha preso il corpo di Yahya Sinwar, il capo militare e politico di Hamas, dopo averlo ucciso in battaglia a Tal Al Sultan, nel Sud di Gaza. Ha eseguito un’autopsia completa, informando il mondo che Sinwar sembrava non aver mangiato nulla nelle sue ultime 72 ore. La sua famiglia non ha acconsentito al furto del suo corpo né all’autopsia.
Israele detiene persino i corpi dei bambini martirizzati. Spesso è difficile, se non impossibile, nei sistemi di Apartheid documentare chi è scomparso e perché, ma secondo un rapporto del 2024 di DCIP (Difesa Internazionale dell’Infanzia – Palestina), i corpi di 38 bambini sono attualmente trattenuti dall’Occupazione.
Oggi, mentre entra in vigore il cessate il fuoco, la gente di Gaza sta cercando i propri cari sotto le macerie o aspetta che vengano riportati a bordo di camion. Quando l’Occupazione verrà finalmente ritenuta responsabile dei suoi Crimini di Guerra, dovrà rispondere di ogni corpo e parte del corpo mancanti.
CRONOLOGIA DEI MAGGIORI EVENTI.
2003: la rete internazionale israeliana di traffico di organi viene scoperta dalla polizia a Durban, in Sudafrica. Questa rete aveva organizzato oltre 100 trapianti illegali per pazienti israeliani.
2003: l’attivista americana Rachel Corrie viene assassinata da un bulldozer israeliano. Yehuda Hiss esegue l’autopsia di Rachel e testimonia in un tribunale israeliano nel 2010 di aver tenuto tessuti e organi dal suo corpo. La famiglia di Rachel non ha mai ricevuto indietro i tessuti per la sepoltura. Da notare che un’autopsia era già stata eseguita e la causa della morte determinata dal medico palestinese Ahmed Abu Nikera.
2006-2009 – Il Rabbino Levy Izhak Rosenbaum arrestato dall’FBI a Brooklyn, NY per traffico di organi e furto. Secondo i documenti depositati in tribunale, questa rete di traffico di organi coinvolgeva vari tipi di organi, si estendeva a più Paesi e impiegava medici americani che lavoravano in ospedali americani per eseguire gli interventi.
2007, due medici, che lavoravano con il collega di Rosenbaum Ilan Peri, furono arrestati in Turchia mentre tentavano di prelevare due reni da palestinesi per trapiantarli in israeliani. Quell’arresto si concluse con colpi di arma da fuoco in sala operatoria.
2009 – Il giornalista svedese Donald Boström, pubblicato sul quotidiano serale Aftonbladet, collegò i puntini tra Rosenbaum in America e l’Istituto Abu Kabir in Israele. Boström ha dichiarato che lo Stato di Israele stava usando corpi palestinesi per raccogliere organi, pelle, ossa e altri tessuti per la vendita, la ricerca e il trapianto. Il Dottor Yehuda Hiss è anche apparso alla televisione israeliana, ammettendo di nuovo e parlando liberamente della pratica del furto di organi, pelle e ossa dai palestinesi.
2015 – Il Dottor Riyad Mansour (rappresentante palestinese alle Nazioni Unite) ha affermato in una serie di lettere al Segretario Generale Ban Ki Moon che i palestinesi nella Gerusalemme Est Occupata sono stati rimpatriati con cornee e organi mancanti.
2019 – Le autorità in Kazakistan hanno arrestato un medico israeliano, Abilay Donbay, per traffico di organi. Secondo le autorità, si trattava di un traffico che si concentrava sulle persone più povere ed emarginate di Ucraina, Kirghizistan e Tagikistan.
2024 – L’agenzia di stampa Wafa ha riferito che più di 100 martiri palestinesi sono stati rimpatriati dall’Occupazione attraverso il Valico di Karem Abu Salem e ispezionati da medici che hanno segnalato segni di organi mancanti. All’inizio di novembre 2024, l’Occupazione ha rubato corpi dall’Ospedale Al-Shifa, così come dall’Ospedale Nasser e da diversi cimiteri a Gaza
Questo articolo è stato scritto da Aminah Mohammed e Prince X. Neely per conto di Healthcare Workers for Palestine(Operatori Sanitari per la Palestina). Healthcare Workers for Palestine è un gruppo di operatori sanitari e studenti che si sono uniti in solidarietà con la Palestina e il popolo palestinese, spinti dai principi di giustizia sociale e ambientale e dalla liberazione delle persone oppresse ovunque.
Traduzione: La Zona Grigia
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