Bollette, l’irritazione di Giorgetti dopo lo stop di Meloni: «Trovati tre miliardi, non si fa così»

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di
Enrico Marro

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sorpreso dal rinvio del decreto sulle bollette: è il primo scontro frontale con la presidente del Consiglio con cui spesso ha fatto asse

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«Non si fa così». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è andato su tutte le furie ieri pomeriggio quando, a sorpresa, ha appreso dalle agenzie di stampa che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva bocciato la bozza di decreto legge contro il caro-bollette, giudicandola insufficiente e inefficace a sostenere, in particolare, i soggetti più vulnerabili. Insomma, una premier irritata che striglia i ministri coinvolti nella stesura del provvedimento, al punto da rinviarlo a un successivo consiglio dei ministri, anziché alla riunione prevista per oggi, martedì 25 febbraio. Con l’invito a fare di più e meglio. No, non ci sta Giorgetti. E lo fa sapere, segnalando il primo frontale con una premier con la quale ha spesso fatto asse, qualche volta anche a costo di apparire lontano dalla linea del suo partito, la Lega, e del suo leader, Matteo Salvini.

«Bocciatura ingiusta»

Ecco perché il ministro dell’Economia — spiegano i suoi — ha vissuto le parole fatte trapelare da Giorgia come una pugnalata alle spalle, un’uscita del tutto inaspettata. Tanto più che il ministero dell’Economia, aggiungono i suoi collaboratori, ha lavorato intensamente alle misure da inserire nel decreto, trovando le coperture necessarie, che ammontano a circa tre miliardi. Ma il punto, in ogni caso, non è questo, quanto la strigliata di Palazzo Chigi. «Ingiusta», osservano al ministero dell’Economia — quando la partita si sarebbe potuta gestire con più lealtà, avendo coscienza della complessità di un provvedimento che incrocia diverse amministrazioni e richiede coperture difficili da trovare.




















































L’escamotage del rinvio «tecnico»

Oggi il ministro parte per il Sudafrica per le riunioni del G7 e G20. Ammesso e non concesso che si volessero fare altri approfondimenti e miglioramenti — si ragiona al ministero — si sarebbe potuto, come si fa tante volte, rinviare il decreto a un successivo consiglio dei ministri per motivi «tecnici», senza sbandierare la bocciatura, quasi si fosse a scuola. Soprattutto quando i compiti sono stati fatti e non erano per nulla facili. Insomma, un minimo di riguardo, sembra pensare Giorgetti. Un ministro che, pur consapevole di dover portare la croce dei conti pubblici, vede affollarsi sul suo tavolo continue richieste di allentare i cordoni della borsa.

Rottamazione delle cartelle e taglio Irpef, mancano le risorse

 Ora è vero che le entrate continuano ad andare bene, nonostante il Prodotto interno lordo sia in frenata rispetto alle stesse previsioni del governo, ma è anche vero che non si possono trovare soldi per soddisfare tutte le richieste dei partiti della maggioranza, degli altri ministri e di Palazzo Chigi. Va bene i 3 miliardi per l’indispensabile decreto Bollette, che ora potrebbero anche diventare di più. Ma poi bisognerà trovare i miliardi, da tre a cinque, per la nuova Rottamazione che vuole la Lega e quelli per il taglio dell’Irpef che vuole Forza Italia o quelli per tutti e due, se non ci sarà un compromesso. Un po’ troppo. Bisogna ritrovare un metodo. E una misura, secondo Giorgetti.

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25 febbraio 2025

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