Il ticket sanitario in Emilia-Romagna e quei ricchi a loro insaputa: «Faticano ad arrivare a fine mese ma per le tasse sono benestanti»

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di
Olivio Romanini

In un Paese in cui non tutti pagano tutte le imposte, i lavoratori dipendenti di fascia media sostengono un peso fiscale sproporzionato

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Ci sono molte famiglie bolognesi ed emiliane (di solito composte da lavoratori dipendenti) che si sentono sprofondare sempre più giù rispetto alla mitica classe media e che fanno fatica a pagare spesa, bollette, vacanze (quando possono permettersele), trasporti e le spese per i figli. 
E però le stesse famiglie, come in un gioco di specchi, si potrebbero sentire benestanti o addirittura ricche quando si tratta di andare a fare la dichiarazione dei redditi e pagare l’addizionale Irpef regionale, quando devono iscrivere i loro figli al nido o quando avranno bisogno di medicine in farmacia e dovranno pagare il ticket.

Le soglie Isee troppo basse

Ci sia perdonata l’ironia che sconfina nel sarcasmo, ma a questo viene da pensare quando si viene a sapere che la Regione ha fissato in 35 mila euro lordi annui il livello oltre il quale si pagherà il ticket sui farmaci. O quando si ricorda che la stessa manovra regionale fissa a 28 mila euro, sempre lordi, la soglia oltre la quale scattano gli aumenti dell’addizionale Irpef. Per arrivare alla soglia Isee di 23.500 euro per le famiglie fissata dal Comune per non evitare gli aumenti delle rette degli asili nido.




















































A rischio i livelli di benessere

Ci aspettano anni difficili, probabilmente molto più difficili, di quello che possiamo immaginare oggi. È in corso un cambio di paradigma e lo dimostra la scelta del sindaco Lepore di creare un fondo per i disastri provocati dal cambiamento climatico in una città colpita più volte dalle alluvioni. Per la prima volta il nostro modello e i nostri livelli di benessere sono a rischio e le generazioni che verranno potrebbero stare peggio di quelle di oggi. 
Alzi la mano chi avrebbe pensato che un giorno anche la sanità in Emilia-Romagna avrebbe potuto rischiare di veder precipitare i livelli di qualità e di assistenza? Insomma la partita è lunga e gli amministratori sono di fronte a sfide molto complicate e spesso in queste battaglie si sono trovano abbastanza soli.

Le tasse che non tutti pagano

Ma per rimanere sulle manovre in corso che si vanno ad aggiungere alla tassa invisibile più odiosa e ingiusta, quella creata dall’inflazione, c’è un’osservazione da fare. Il reddito Isee in una situazione in cui, per usare un eufemismo, non tutti pagano tutte le tasse, è uno strumento che va aggiornato, serve uno sforzo di fantasia.
Non è facile e non sarà facile ma qualcosa prima o poi andrà pensato. A Bologna, una delle città più ricche del Paese, circa il 45% dei contribuenti dichiara cifre inferiori ai 20 mila euro di imponibile, tre su quattro stanno sotto i 30 mila euro. Se queste dichiarazioni fossero vere la città non sarebbe quella che vediamo tutti i giorni. 

Più controlli degli enti locali

La fotografia non è realistica, inutile girarci intorno. Naturalmente quello di trovare un modo per scattare una fotografia più corretta dei redditi reali è una sfida che non può riguardare solo Bologna e l’Emilia-Romagna ma tutto il Paese. Gli enti locali però, mentre si preparano a chiedere l’ennesimo sacrificio ai soliti noti, una cosa la potrebbero fare: mettere più energie e più fondi nei controlli sulla veridicità delle dichiarazioni, magari a partire da quelle Isee. Sarebbe un piccolo balsamo per chi guadagna 1500 euro e che si sente spesso fragile, salvo sentirsi ricco quando deve iscrivere i figli al nido o pagare le tasse.

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25 febbraio 2025 ( modifica il 25 febbraio 2025 | 12:30)

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