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Dalla Calabria all’Egitto, Agrumaria Reggina va al raddoppio con Simest

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di
Alessandra Puato

L’azienda di trasformazione degli agrumi apre al Cairo e vuole toccare i 200 milioni nel 2029. «I dazi negli Usa? Li valuteremo»

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L’Egitto è il quarto produttore mondiale di arance, l’Africa un mercato in crescita: uno sbocco interessante per le imprese italiane in espansione, anche dell’agroalimentare. È con questo spirito che Simest, la controllata di Cassa depositi e prestiti (che fa capo al ministero dell’Economia) per l’internazionalizzazione, guidata dall’amministratrice delegata Regina Corradini D’Arienzo, sta supportando Agrumaria Reggina, media impresa familiare di Reggio Calabria che, trasformando gli agrumi per produrre succhi ed estratti, rifornisce fra l’altro le multinazionali dell’alimentare e i produttori di profumi. «Con il sostegno di Simest apriremo uno stabilimento vicino al Cairo: i lavori sono quasi finiti, sarà operativo entro marzo», dice Felice Chirico, terza generazione, 32 anni, ex bocconiano, amministratore delegato dal maggio 2024 e azionista di Agrumaria Reggina.

Obiettivi

L’azienda stima, a piano industriale, di raddoppiare i ricavi a 200 milioni entro il 2029 e l’Egitto è un tassello per raggiungere il risultato, perché lavorare le arance lì significa poter allargare le vendite nel mondo con piani stabili di fornitura. L’accordo prevede un investimento di 7,6 milioni da parte di Simest (3,8 milioni con risorse proprie, il resto dal fondo 394/81), attraverso la formula della joint venture locale. Simest entra infatti con il 27% nella società Real Med Holding, con base negli Emirati arabi uniti, costituita da Agrumaria Reggina. Questa holding controlla Nutriziya, la società egiziana che costruirà l’impianto (destinata a cambiare nome in Agrumaria Reggina Egypt).




















































Azionariato

Il resto di Real Med Holding fa capo per il 28% alla famiglia Chirico. Il 45% è di un partner industriale locale, la famiglia Abdel Rahim. In totale l’investimento di Agrumaria Reggina sull’Egitto è di 20 milioni, dei quali 7,6 da Simest che con quest’operazione intende rafforzare l’imprenditoria del Mezzogiorno «per accrescere la competitività sostenibile», dice una nota. «Nello stabilimento egiziano trasformeremo le arance in succhi concentrati, olio essenziale e altri estratti per il mercato internazionale — dice il ceo —. Da 40 anni ci occupiamo di trasformazione degli agrumi. Vogliamo posizionarci in modo più robusto sui mercati internazionali, dobbiamo rafforzare la catena di fornitura». Oltre ai 20 milioni per l’Egitto, l’azienda prevede di investire 50 milioni su impianti e macchinari entro il 2029.

Famiglia

Fondata nel 1985, Agrumaria Reggina è controllata al 100% dalla famiglia attraverso Chirico Holding. Ne sono soci i due fratelli Paolo (presidente) e Orazio Chirico con i cinque figli, tra i quali Felice, figlio di Paolo. È un caso per l’accelerazione del giro d’affari e l’apertura ai mercati esteri. Dal suo stabilimento di Reggio Calabria escono succhi, aromi, bucce e fibre per la produzione di canditi e di alimenti per animali, oli essenziali per sviluppare profumi e fragranze. Con investimenti («Dieci milioni solo nel 2024») e diversificazione di prodotto, ma anche con la gestione del passaggio generazionale e l’adesione al progetto Elite di Borsa Italiana nel 2018, l’azienda calabrese ha chiuso il 2024 con ricavi dichiarati a 101,8 milioni, in aumento del 45% dal 2023. Il fatturato era di 17 milioni nel 2020 e il tasso annuo di crescita composto (Cagr) da allora al 2023, sottolineano le presentazioni agli analisti, è stato del 94%. Il margine operativo lordo del 2024 è pari al 16%, l’obiettivo è mantenerlo costante nel 2028, con i ricavi in crescita. L’Italia copre il 12% del giro d’affari che per metà viene dall’Europa, al 25% dagli Usa, al 20% da Medio Oriente e Africa e al 5% dall’Asia.

Estero

Sono otto gli uffici commerciali di Agrumaria Reggina nel mondo, tre inaugurati di recente. L’anno scorso ne è stato aperto uno in Georgia, ad Atlanta, e uno in India, vicino a Delhi; all’inizio di quest’anno uno altro nel sud della Francia, vicino a Grasse. Gli Stati Uniti restano un mercato di espansione. «Eventuali dazi verranno valutati — dice Chirico — . Per ora continuiamo con la nostra strategia. Già lavoriamo con i leader di settore nelle bevande. L’obiettivo è consolidare il mercato nordamericano e il blocco Medio-Oriente Africa». Avere un partner istituzionale come Simest, azionista di minoranza, «consente di mantenere la gestione e di guadagnare fiducia presso le banche e i fornitori», dice il ceo, che annuncia assunzioni.

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28 gennaio 2025 ( modifica il 28 gennaio 2025 | 14:21)

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